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L'Alto Lario
Lago, alte montagne e vallate alpine

 

L’Alto Lago di Como presenta un grande interesse dal punto di vista paesaggistico, ma anche da quello artistico. Qui l’itinerario è descritto per la parte a nord della linea che va da Menaggio a Varenna, essendo i percorsi più a sud descritti in altri itinerari.
Subito a nord di Menaggio si trova Nobiallo. Questo paese ospita la “torre di Pisa del Lario”, ovvero il campanile della chiesa, che è inclinato in modo impressionante.
Subito dopo, la curiosa villa “La Gaeta”, in classico stile eclettico dei primi del Novecento, che imita una dimora medievale.
Sulla sponda lecchese si protendono nel lago le piane formate dai conoidi di Bellano e Dervio, sede dei cantieri della Navigazione, e dal piccolo borgo di Corenno Plinio, dominato da un castello.
Di fronte, sulla sponda comasca, un altro castello, a San Siro. A Pianello, proprio sulla riva, si vede il Museo della Barca Lariana, una magnifica raccolta che racconta la storia della navigazione sul Lario, della cui esistenza si deve essere grati alla famiglia Zanoletti.
Dopo avere sorvolato Musso si giunge a Dongo, che fu sede delle celebri ferriere da cui uscirono i pezzi metallici del dirigibile Italia. Segue Gravedona, con i bei giardini di Villa Zanuso, ex Stampa, e del palazzo Gallio, ora sede della Comunità Montana.
Domaso presenta uno dei più evidenti conoidi di deiezione del Lario, oltre a un gran numero di campeggi. Quando ci si trova a mezz’aria tra Domaso e Gera si ha una vista interessantissima: davanti vi sono le foci del Mera e si stende tutto il Pian di Spagna, oltre il quale si vede il Lago di Mezzola, contornato da un’impressionante corona di montagne rocciose. Oltre, la Val Chiavenna. Verso est si possono vedere la foce dell’Adda e la parte più bassa della Valtellina. In mezzo al Pian di Spagna troneggiano le bianche antenne paraboliche di Telespazio.
Gli amanti del romanico sono condotti fino alle sponde settentrionali del Lago di Mezzola, ove sorge la minuscola San Fedelino, esempio dello stile architettonico romanico nelle sue forme più primitive.
Il ritorno lo si fa solitamente lungo la sponda lecchese. Dopo aver sorvolato i ruderi del Forte di Fuentes, resto del seicentesco sistema di difesa spagnolo e Colico, si arriva sopra un fortino costruito durante la Prima guerra mondiale, facente parte della “Linea Cadorna”, intesa come ultima linea di difesa se le forze austriache fossero dilagate lungo la Valtellina. Sono perfettamente visibili, dall’alto, le quattro torrette e i cannoni, mai usati.
A sud si trova la profonda e selvaggia insenatura che forma il laghetto di Piona, sede di venti forti e del tutto particolari, all’imbocco della quale c’è la celebre abbazia.
Scendendo verso sud si può apprezzare bene la conformazione dei principali paesi della sponda lecchese, sedi di attività industriali, toccati dalla linea ferroviaria che collega Milano alla Valtellina, disposti lungo un asse storico di comunicazione tra la Lombardia e l’Europa centrale. Dunque paesi ricondizionati dalle esigenze dell’industria e dei trasporti, ben diversi da quelli delle sponde occidentali del Lario, il cui aspetto più antico è più consono a una visione romantica e alle aspettative dei turisti.

 

     
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