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[---- SOLO TESTO - Sito in allestimento ----]

 

Terra di antiche sete
Da Como a visitare le filande di Abbadia Lariana e Garlate, sorvolando gli opifici ottocenteschi presenti nel territorio

 

La seta nel Comasco


La seta, in epoca romana, era regolarmente importata dalla Cina. In territorio comasco la sua produzione si avvia nel XV secolo, quale attività artigianale o domestica. Nel XVIII secolo incomincia ad affermarsi una piccola produzione industriale, che diventerà molto più consistente nel XIX secolo.
Il primo sviluppo si ha nel Lecchese, ove è già consolidata un’imprenditoria dedita alla lavorazione del ferro.
Nascono in questo secolo molte filande e filatoi, opifici ove si svolgono rispettivamente la trattura, ovvero lo svolgimento del filo dalla crisalide del Bombix Mori, e la torcitura, ove più capi sono uniti e ritorti per ottenere il filo di seta.
Le successive lavorazioni comprendono la tintura, la tessitura e il finissaggio, quest’ultimo volto a conferire al tessuto le caratteristiche finali di morbidezza e consistenza.
L’invenzione del telaio meccanico, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dà un impulso notevole alla produzione, che si affina in seguito, soprattutto in territorio comasco, con l’introduzione delle tecniche di stampa industriale, che renderanno la seta comasca famosa nel mondo dalla seconda metà del XX secolo.
Oggi, nell’ambito dei grandi fenomeni di globalizzazione, le principali produzioni e lavorazioni si sono spostate in altri Paesi, mentre Como conserva un ruolo di centro di ideazione e sviluppo del prodotto serico e tessile.


In volo sulle vestigia dell’industria serica
L’itinerario comprende la vista “a volo d’uccello” di alcune antiche filande presenti nel territorio e l’ammaraggio ad Abbadia Lariana e a Garlate per la visita rispettivamente del Civico Museo Setificio Monti e del Museo Civico della Seta Abegg.
Il percorso, pur essendo finalizzato alla conoscenza della storia della produzione serica comasca, consente di osservare dall’alto i rami di Como e Lecco del Lario e i laghetti della Brianza, con i loro bei paesaggi e le rinomate località turistiche.
Decollati da Como, si dirige a nord. Dopo qualche minuto, sulla sinistra, a Brienno, si può osservare, proprio vicino alla chiesa, l’ex filanda Comitti, dotata di un’alta ciminiera. Costruita nel 1847-49, funzionò fino alla metà del XX secolo ed è ora stata ristrutturata come casa di abitazione privata.
Proseguendo verso nord, nell’abitato di Lenno, tra il turbinio di bellezze paesaggistiche e dell’architettura romanica, si trova il filatoio Grandi, del 1860-70, oggi ristrutturato e sede della Biblioteca V. Antonini. Ancora più a nord si trova la torcitura Sala, a Cremia, e la filanda Erba, a Pianello, della fine del XIX secolo, che ora ospita l’interessante Museo della Barca Lariana.
Riscendendo il Lario e imboccando il ramo di Lecco si sorvola, a Mandello, la filanda Sigg e Keller e, ad Abbadia Lariana, il Civico Museo Setificio Monti, che è possibile visitare dopo essere ammarati e aver lasciato l’idrovolante sulla riva.
Costruito nel 1818, consiste in due edifici. Sono interessanti, all’esterno, la ruota idraulica e il sistema di canalizzazione delle acque, che assicuravano la forza motrice, mentre all’interno è sistemato un grande torcitoio circolare formato da due elementi sovrapposti, alti 9 m ciascuno.
Curiosa la storia del restauro di questa macchina, per la quale si utilizzarono parti dello smantellato torcitoio Grandi di Lenno, dello stesso tipo, e parti originali, che gli Abegg avevano donato al Technorama di Winterthur e che quest’ultimo ha restituito “in deposito a tempo indeterminato” nel 1987.
Il torcitoio oggi è funzionante.
Ripreso l’idrovolante e giunti quasi a Lecco, sulla destra, a Malgrate, si sorvola la filanda Reina Bovara, in stile neoclassico.
Dopo Lecco lo specchio d’acqua si apre nei laghetti di Garlate e Olginate. Proprio a Garlate, vicinissima alla riva, sorge la filanda Abegg, costruita nel 1841, che la famiglia di finanzieri svizzeri proprietaria destinò a museo nel 1953, primo museo tematico del genere nel mondo.
Dopo aver goduto di una vista dall’alto del complesso architettonico si ammara sulle chete acque del piccolo lago e si approda proprio di fronte al museo.
All’interno del museo, a pianterreno, sono raccolti macchine e attrezzi per l’allevamento del baco da seta e per la trattura, che mostrano l’evoluzione dalla fase artigianale a quella industriale. In fondo alla sala è disposto un torcitoio circolare a due piani (originalmente era a quattro piani).
Al piano superiore sono presentati altri tipi di torcitoi, mentre alle pareti dell’intero museo sono disposti documenti e fotografie di grande interesse, tra cui quelle di tutti gli stabilimenti che gli Abegg possedevano nel Comasco e nel Bergamasco.
Il vasto fabbricato della filanda, dalle belle capriate lignee, recentemente ristrutturato, è accessibile dal piano superiore.
Dall’altro lato della strada sorge l’ex sede centrale della ditta Abegg, oggi municipio di Garlate.
Dopo aver visitato il museo ed eventualmente pranzato in uno dei vicini ristoranti, si ridecolla, seguendo l’Adda verso sud fino a Brivio. Qui, prima del rientro verso Como, si può ammirare la filanda Felolo Mejani, dalla bella architettura neoclassica, sormontata dalla villa padronale, che era collegata al complesso industriale con una passerella.
A Como i piloti in visita all’Aero Club, tra un volo e l’altro, possono visitare il ricco Museo didattico della Seta, alloggiato nello stesso edificio dell’Istituto Tecnico di Setificio, che racconta la storia delle produzioni seriche comasche dalle origini fino ai nostri giorni. Merita una visita anche il prestigioso Museo Tessile della Fondazione Antonio Ratti, che conserva un vero patrimonio di capolavori della produzione tessile.
 

     
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