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[---- SOLO TESTO - Sito in allestimento ----]

 

Luoghi di fede
Una terra ricca di testimonianze della devozione del suo popolo

 

Un’idea affascinante: scoprire dall’alto luoghi della fede della nostra città e del nostro Lario, e anticipare in un rapido “pellegrinaggio al volo” ciò che il viandante – più lento e paziente – meglio poi potrà vedere raggiungendoli via terra. Ed eccoci qui, a dare vita (e ali…) all’idea: seguiamo, nel nostro itinerario dal cielo, la linea della sponda lariana occidentale e della Strada Regina, l’antica via di terra che, insieme con il lago stesso, costituiva l’asse di percorrenza Sud-N ord del nostro territorio verso i valichi delle Alpi.
Ci lasciamo alle spalle la convalle dove i Romani fondarono il primo nucleo dell’attuale Como ma, prima di uscire dall’abbraccio collinare che racchiude la città, riconosciamo dall’alto i luoghi del nostro primo cristianesimo: nel cuore della città romana, ora orgogliosamente chiusa dalle mura medievali, piazza San Fedele, corrispondente probabilmente all’antico foro romano, sulla quale si fronteggiavano, agli esordi del cristianesimo, la prima cattedrale della città e il suo battistero; lungo la Strada Regina, che, provenendo, di fatto, da Milano, fiancheggia tuttora la città correndo ai piedi della dorsale collinare occidentale, le basiliche cimiteriali dove trovarono sepoltura i primi vescovi: San Carpoforo con il suo possente campanile e Sant’Abbondio, un tempo Basilica dei Santi Apostoli, ben visibile per i suoi bellissimi campanili gemelli.
Le forme romaniche di queste chiese ci riportano, nonostante i vari rifacimenti, al secolo XI, quando i vescovi di Como le dotarono di ricchi e potenti monasteri.
Usciti dalla convalle, scopriamo subito una presenza rassicurante: il santuario della Beata Vergine del Bisbino che, dalla vetta del monte omonimo, da sette secoli protegge le nostre genti da guerre e pestilenze. Proseguendo verso nord e scendendo verso il lago, a Carate, in posizione dominante presso il cimitero, un robusto campanile romanico rivela la presenza dell’antica chiesa di Santa Marta, un tempo dedicata ai Santi Nazario e Celso. Da secoli anche Marta protegge dai mille pericoli della vita quotidiana e le nostre genti le esprimono gratitudine con una saldissima devozione.
Ad Argegno improvvisamente si apre, sulla sinistra, lo scenario incantevole della Valle Intelvi. Al centro della valle, sulla vetta di un insolito monte conico, si scorge la piccola chiesa di San Zeno, da poco restaurata. Una leggenda vuole questa chiesa opera di un gruppo di “Magistri” intelvesi, come ex voto per scampato naufragio durante il viaggio di ritorno dalla costruzione della basilica di San Zeno a Verona.
Ritornando sull’asse della Strada Regina si giunge rapidamente alle dolci sponde della Tremezzina, punteggiate da verdi uliveti e solcate dalla profonda gola del torrente Perlana. Su queste rive, a Ossuccio, in fregio all’antica via si affacciano due suggestive presenze: l’Hospitale di Santa Maria Maddalena, sulla cui chiesetta svetta il caratteristico campanile a cella campanaria gotica, e la piccola chiesa romanica di San Giacomo di Spurano: luoghi che ci parlano di viaggi faticosi, di pellegrini in cammino per Roma o per Santiago di Compostella.
Di fronte, dalle calme acque del lago spunta la sagoma verdeggiante dell’Isola Comacina, unica nel Lario. Luogo denso di storia, la nostra Isola: saldo bastione di difesa del lago e di Como sin dall’età romana, centro di diffusione del primo cristianesimo nelle terre del lago, teatro di guerre e scontri fra Goti e Bizantini, fra Bizantini e Longobardi, fra Sacro Romano Impero e liberi Comuni. Dall’alto, ben si vedono i “segni” della storia: il bianco portico e il tetto grigio della chiesa di San Giovanni, recentemente restaurata e restituita al culto; la tettoia che a nord della chiesa copre i resti del battistero paleocristiano; al fianco sud, le suggestive strutture della basilica romanica di Santa Eufemia, con il portico per i pellegrini, l’ampia cripta, le murature dell’abside; il bianco perimetro di San Pietro in Castello e di Santa Maria in Portico; l’ex monastero benedettino dei Santi Faustino e Giovita. Luoghi che hanno vissuto la tragedia della distruzione o dell’abbandono, dal lontano 1169, ma che, sempre vivi nella devozione delle genti del lago, stanno ora finalmente ritrovando cura e restauro.
Se invece dalle rive risaliamo verso il monte, ecco alle pendici del monte Galbiga, affacciato sulla Tremezzina, lo sgranarsi delle secentesche bianche Cappelle del Sacro Monte di Ossuccio, culminanti nel santuario della Beata Vergine del Soccorso, con il suo settecentesco campanile. Baluardo di salvezza contro i pericoli del protestantesimo e il contagio della peste, il nostro Sacro Monte è uno straordinario complesso di architettura sacra, unico in territorio lariano e tuttora meta di pellegrinaggi da tutta la Diocesi di Como. Poco più a nord, al di là del torrente Perlana, si adagiano sui declivi le compatte architetture dell’abbazia cistercense dell’Acquafredda, le cui origini risalgono al secolo XII.
Infine, nel profondo della Val Perlana si nasconde un’ultima preziosa perla: l’abbazia di San Benedetto (secolo XI), con la sua imponente chiesa, raro e severo esempio di Romanico montano lariano.
Puntando nuovamente verso nord, scopriamo altri “aerei” luoghi della fede, sentinelle – antiche e discrete – del nostro viaggiare. Ecco, sospesa sulla costa del Sasso di San Martino, la chiesetta omonima, in terra di Griante; ecco, oltre Menaggio, sul Sasso Rancio, a picco sul lago, la candida cappellina detta di San Domenico, segno dell’opera infaticabile dell’Ordine domenicano, non lontana dal santuario della Madonna di Breglia, svettante sul monte Gordola; ecco, fra Musso e Dongo, nel luogo dove sorgeva il castello del celebre avventuriero Gian Giacomo de’ Medici, detto il Medeghino, la chiesetta di Santa Eufemia, il cui grazioso portico accoglie il viandante là dove l’antica Strada Regina si inerpicava pericolosamente sul Sasso di Musso.
In Alto Lario, a Gravedona, in posizione nodale fra via d’acqua e via di terra, ci accoglie l’antico complesso di San Vincenzo, chiesa plebana, e di Santa Maria del Tiglio, battistero paleocristiano trasformato in chiesa dalle splendide forme romaniche di sapore già nordico. A Sorico la bianca facciata del Santuario di San Miro ci ricorda il trecentesco eremita canzese che, secondo la leggenda, attraversò miracolosamente il Lario sul suo mantello e che da secoli le genti del lago e della Brianza invocano contro la siccità e le tempeste. Infine, all’estremità settentrionale del Lario, dove la Regina entra in Valchiavenna per avviarsi verso i valichi alpini, ecco, nascosta dietro il Sasso di Dascio, sulle rive del fiume Mera, la chiesetta protoromanica di San Fedelino, sorta sul luogo del martirio, avvenuto all’inizio del IV secolo, del legionario Fedele. Pochi sanno che da questo piccolo edificio presero avvio le forme del nostro Romanico.
Riprendendo la via del ritorno, imperdibile è il passaggio sul complesso monastico di Piona, dalla solida chiesa e dallo splendido chiostro, già priorato cluniacense; a Careno, sulle rive del lago, a tutela dei naviganti e dei viandanti, ecco un altro San Martino, interessante esempio di architettura romanica lariana, con un porticato formato da un’elegante bifora che si apre verso il lago e un leggiadro campanile che s’innalza a lato della chiesa; sopra Torno, sulla sella del Monte Piatto, inevitabile un passaggio “al volo” sopra la chiesetta della Visitazione, memoria di un antico monastero femminile; sempre a Torno, ci si lascia alle spalle la bella chiesa di San Giovanni dove, secondo la tradizione, si venera uno dei chiodi
della croce di Cristo.
Ed eccoci di ritorno a Como: subito ci accolgono la chiesa e il chiostro di Sant’Agostino, segno del ruolo fondamentale svolto nello sviluppo cittadino dagli ordini dei frati mendicanti, fra cui gli Agostiniani, insediatisi appena fuori della mura cittadine fra il XIII e il XIV secolo. Sulla costa del monte di Brunate spicca la torre-campanile dell’antico eremo di San Donato, un tempo meta del pellegrinaggio della pesatura dei neonati. Passiamo sul Santuario della Santissima Annunciata, ove si venera il Crocifisso miracoloso, dono quattrocentesco di pellegrini romei francesi, e chiudiamo il nostro rapido viaggio con la visione maestosa del Duomo e della sua cupola settecentesca, degno coronamento del lavoro di generazioni. Chi mai crederebbe che, da questa grande cupola, da secoli una piccola preghiera invoca sommessamente su di noi la protezione dei Re Magi?
 

     
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