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Il medio corso dell'Adda
Alle radici dell'industrializzazione della Lombardia

 

Seguire i grandi fiumi è come fare una lezione di storia e di geografia insieme. L’Adda è interessantissimo, nel suo medio corso, ovvero nel tratto che va da Lecco, punto di sbocco dal Lago di Como, a Cassano d’Adda. Ogni cittadino lombardo dovrebbe conoscerlo, essendo questo tratto di fiume teatro della prima industrializzazione della Lombardia.


L’ideale è avere una visione d’insieme dall’aereo e, in seguito, compiere lo stesso itinerario con un mezzo terrestre o acquatico, ove possibile, per poter visitare in modo accurato tutti gli elementi di interesse. La bicicletta e la canoa sono i mezzi che consentono di completare nel modo migliore la visione che si ha dall’aereo.
La descrizione che segue è stata stesa grazie al contributo dello studioso di archeologia industriale Edo Bricchetti.
Partiamo dunque da Lecco e inoltriamoci sul Lago di Garlate. Quasi all’estremità sud, sulla sponda occidentale, si trova la filanda Abegg, fondata nel 1841, che ospita l’interessante Museo della Seta, descritto all’itinerario precedente.
Separano il Lago di Garlate e quello di Olginate la diga di Olginate, che regola il livello delle acque del Lario, e il ponte stradale di Calolziocorte. Prima di giungere al ponte ferroviario della linea Calolziocorte-Bergamo, si può fare una piccola diversione all’interno, su Ello, per vedere dall’alto il filatoio Dell’Oro, con tre caratteristiche ruote ad acqua.
Dopo aver percorso un lungo tratto rettilineo dell’Adda, usato da molti decenni dai piloti dell’Aero Club Como per esercitarsi nelle tecniche di ammaraggio e decollo su fiume, si giunge a Brivio. Poco dopo il ponte stradale, costruito nel 1917, sorge, sulla destra, la filanda Felolo Mejani, pure descritta all’itinerario precedente.
Segue un tratto del fiume chiamato Valle San Martino o “Valle dei Mulini”, ove si trovano vecchi mulini e condotte in pietra per la canalizzazione dell’acqua.
A Toffo si trova il filatoio Toffo, in un’area nota come “Foppaluera”, in quanto un tempo vi si ponevano trappole per i lupi.
Più a sud è ancora operativo il traghetto di Imbersago, progettato da Leonardo da Vinci.
Ancora più a sud l’Adda si incassa ed è sbarrato dalla diga di Robbiate, con la centrale Semenza, per poi formare il cosiddetto cañon di Paderno. Qui sorge uno dei più significativi monumenti dell’archeologia industriale e simbolo del paesaggio antropico dell’Adda: il ponte di Paderno. È un ponte in ferro con vie ferroviaria e stradale sovrapposte, costruito negli anni 1887-1889.
Poco a sud ci sono una diga e le chiuse che alimentano un canale laterale, il canale di Paderno, costruito nel 1777, che consente la navigazione in un tratto altrimenti impossibile a causa delle rapide e del dislivello di 30 metri.
Ancora nel tratto in cui l’Adda è fiancheggiato dal canale sorge la centrale idroelettrica Bertini, a Porto d’Adda Inferiore, costruita nel 1898. Prima centrale europea di rilievo, consentì l’illuminazione di piazza del Duomo, a Milano, e l’alimentazione delle tramvie milanesi.
Seguono due altre centrali, l’Esterle, a Cornate d’Adda, del 1914, famosa per le sue ricche decorazioni, e la magnifica Taccani, a Trezzo d’Adda. Quest’ultima, costruita tra il 1906 e il 1909, sorge a ridosso del castello visconteo, di cui riprende alcuni motivi architettonici. Subito dopo seguono la diga di Trezzo, il ponte della provinciale per Bergamo e quello dell’autostrada Milano-Venezia.
A questo punto si stacca dall’Adda, sulla destra, il canale della Martesana, destinato ad alimentare il sistema dei navigli milanesi, mentre sulla sinistra si stacca il piccolo canale Crespi. Questo attraversa il “villaggio operaio” Crespi d’Adda, sulla sinistra idrografica, poco prima della confluenza del Brembo.
Costruito nel 1878, l’agglomerato era improntato ai principi che avevano dato vita al villaggio operaio Menier, in Francia, nel 1862, e alle città-giardino inglesi. Ogni dettaglio della progettazione urbanistica del villaggio rispecchiava una precisa e rigida filosofia di rapporti tra gli individui e le classi che interagivano in quella realtà sociale e comunque conferiva agli operai che lavoravano nelle fabbriche presenti una dignità sconosciuta altrove.
A sud si trova la Villa Castelbarco, dotata di un “ruotone” destinato a pompare acqua dal naviglio della Martesana. Appena prima del ponte della statale 525 per Bergamo sorge la cartiera Binda, una delle più antiche nel settore della produzione della carta.
Dopo, sul canale, a Vaprio d’Adda, si può vedere lo stabilimento Velvis Velluti Visconti, del 1840, situato proprio accanto alla Villa Melzi d’Eril, dalla tipica architettura neomedievale, avente le sembianze di un castello.
Presso la diga di Sant’Anna, si stacca, sulla sinistra, un piccolo canale, lungo il quale sorge il Linificio Canapificio Nazionale di Fara d’Adda, dalla tipica ciminiera, affiancato dall’omonimo villaggio operaio. Ancora a sud l’Adda e i canali laterali sono attraversati da un passaggio pedonale, un tempo usato dagli operai per raggiungere il linificio. Segue una diga, a Cassano d’Adda, quella del Linificio Canapificio Nazionale, stabilimento che si trova subito a valle, sulla riva destra, di fronte alla centrale Rusca, che invece è sulla riva sinistra, costruita per rifornirlo di energia.
Ancora più a sud si nota il ponte ferroviario della linea Milano-Venezia, una delle primissime del Lombardo-Veneto.
Nelle pietre, nelle ruote, negli ingranaggi e anche nelle ardite architetture e nelle ricercate decorazioni descritte sta un importante tassello della nostra storia industriale, ovvero ciò che ha reso la Lombardia una delle più attive regioni industriali del mondo.
Architetture razionaliste
Opere che meritano di essere visitate da terra e guardate dal cielo
Como è una delle capitali dell’architettura del Novecento. A partire dagli anni venti del secolo scorso molti architetti, tra cui brillò Giuseppe Terragni, fecero proprie le tendenze moderniste e dettero vita ad arditi progetti sia architettonici sia urbanistici.
La visione della città moderna sentita in quegli anni trovò attuazione nella cittadella dello sport, costituita da tutte le costruzioni realizzate negli anni Trenta nell’area a lago di San Giorgio, di cui si tratta in un apposito capitolo. Esse costituiscono un insieme urbanistico compiuto, giunto a noi quasi intatto, con l’eccezione dello stadio, devastato da successivi rimaneggiamenti di carattere tecnico.
Altre interessanti costruzioni in stile razionalista si trovano in città e sul territorio.
Queste opere si possono in molti casi apprezzare particolarmente nella visione dall’alto, ovvero dall’idrovolante.

     
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