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Dal cielo alla tavola
Andare per ristoranti sulle rive, una delle attività preferite da piloti e passeggeri

 

Ci sono piaceri “semplici”, che si esauriscono in un tempo breve, in un’azione, in una sensazione, e piaceri “compositi”. Il volo idro rappresenta sovente un piacere di quest’ultima categoria.


Infatti esso associa al piacere di usare un mezzo interessante e inusuale il piacere ineffabile di osservare il mondo dall’alto e infine a quello di spostarsi per assaporare ulteriori piaceri, che sono quelli di raggiungere luoghi interessanti sulle rive, quello di andare a trovare amici e infine a pranzare.
La gastronomia rappresenta una delle motivazioni che animano l’aviazione generale e, nel caso dell’aviazione idro, una motivazione di notevole forza. Infatti se il pilota “terrestre” si può muovere tra alcune decine o, al massimo, centinaia di aeroporti, con i relativi ristoranti, il pilota idro può raggiungere migliaia di luoghi e quindi migliaia di ristoranti diversi.
Va anche detto che i ristoranti che si trovano negli aeroporti raramente hanno la varietà, la tipicità e il livello di quelli che si trovano sulle rive di laghi, mari e fiumi.
Fatta questa premessa generale, veniamo al caso del Lago di Como e degli altri laghi prealpini. Questo libro non ha una funzione di guida, anche per la variabilità nel tempo delle informazioni sui servizi enogastronomici di un territorio. Questa funzione viene svolta dai singoli piloti che di volta in volta scelgono una meta o l’altra a seconda di vari fattori. Tra questi ricordiamo le condizioni meteo e della superficie, che condizionano l’operatività degli idrovolanti, la stagione, che determina l’apertura o chiusura di molti ristoranti, il tipo e livello del servizio richiesto e infine il budget.
Va detto che le possibilità, sempre considerando i laghi delle Prealpi, sono vastissime. Al livello più elementare abbiamo la breve sosta su una riva, con successivo spuntino al bar o addirittura l’acquisto di un buon panino alla “Bologna” in un negozio di alimentari, con consumazione dello stesso seduti sul galleggiante appoggiato alla spiaggia.
A un livello più impegnativo abbiamo la visita a uno dei molti ristoranti sulle rive o che si trovano nel borgo in cui si è fatto sosta. Qui si può spaziare dalla cucina più tipica lacustre, con pesci di lago preparati secondo ricette tradizionali, come è il caso dei missultitt (agoni in carpione) o del riso con il pesce persico, alla cucina regionale, a quella tipicamente italiana, senza particolari connotazioni.
In questa categoria si trovano i ristoranti che più sono legati alle attività di produzione locale. In molti casi la stessa famiglia che gestisce il ristorante si dedica anche alla pesca del pesce che poi serve a tavola.
A un altro livello ancora possiamo scegliere uno dei ristoranti di classe superiore, che in genere propongono una cucina con elementi tipici e regionali, ma a un alto livello di raffinatezza, che si rivela anche nelle proposte enologiche e, inutile dirlo, nei prezzi.
Infine sulle rive dei laghi prealpini si affacciano alcuni dei grandi alberghi la cui fama è planetaria. Questi propongono una cucina adatta all’internazionalità della loro clientela.
Con l’idrovolante si possono poi effettuare vere e proprie spedizioni gastronomiche. A un’ora di distanza ci sono la Liguria e il Piemonte, a poco di più l’Emilia-Romagna e il Veneto, a due o poco più la Toscana e le Marche. A tre il Centro Italia.
Una delle più belle avventure vissute dall’autore di questo libro è stata una sosta del tutto imprevista, anzi di emergenza, causata da un deterioramento del tempo che ha reso impossibile il proseguimento di un volo. Scesi sul Po e approdati a un pontile di un luogo sconosciuto, abbiamo poi appreso di trovarci a Sacca di Colorno, in provincia di Parma.
La sera siamo stati condotti in un ristorante molto rinomato di Parma, risultato essere uno dei più noti in Italia, mentre il giorno successivo, maltempo perdurante, abbiamo frequentato un agriturismo ricavato in un convento del XIV secolo, situato a poca distanza dalla riva su cui avevamo lasciato l’idrovolante. Lauti pasti e ritorno con provvista di prodotti locali.
Il fatto di raggiungere il ristorante con un idrovolante presenta alcune particolarità, oltre a quella di essere sempre accolti e assistiti, se è necessario, molto calorosamente.
La prima è che il pilota non può in nessun caso bere alcolici. Mentre il guidatore di un’automobile ha una soglia legale al di sotto della quale è ammesso che il suo sangue presenti un tasso alcolico, per il pilota la soglia è pari a zero. Meglio così, ovviamente.
L’altra particolarità è che l’idrovolante va lasciato sulla riva in una condizione di sicurezza, cosa che richiede alcune attenzioni. In certi casi è opportuno lasciarlo a una boa e organizzare un trasbordo con una barca, sovente fornita dallo stesso ristoratore verso il quale si è diretti. In altri casi è bene avere un guardiano, che sorvegli l’idrovolante, portato per via aerea o trovato sul luogo.

     
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