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 [---- SOLO TESTO - Sito in allestimento ----]

 

L'elicoplano dell'ingegner Somalvico
  

L’ingegner Giuseppe Somalvico è nato a Ospedaletto di Ossuccio il 30 gennaio 1877. Dopo la laurea in ingegneria industriale al Politecnico di Milano, nel 1900, e in ingegneria civile, nel 1907, svolge la sua attività nel settore industriale a Como e provincia.
Nel corso del primo conflitto mondiale le scuole di volo dei Paesi belligeranti, secondo l’ingegner Somalvico, sfornano affrettatamente piloti per far fronte alle necessità della guerra, e gli incidenti, per vari motivi, ma principalmente per l’inesperienza dei protagonisti, sono purtroppo frequenti.
A Somalvico, appassionato di aviazione, viene l’idea di studiare un nuovo tipo di aeroplano di grande stabilità, in grado di perdonare gli errori di manovra dei giovani piloti. La sua avventura nel mondo aeronautico incomincia quasi per caso: un giorno, rincasando, vede il figlio Giuseppe giocare con un anello da tenda al quale ha applicato un doppio spago. Il ragazzo dà frustate all’anello che, girando sul suo asse, passa dalla posizione verticale a quella orizzontale. Subito interessato, Somalvico rifà personalmente l’esperimento e ritiene di poter applicare il principio alle costruzioni aeronautiche, quindi al volo. L’ingegnere comasco idea dunque un nuovo tipo di velivolo che chiama “elicoplano”, iniziandone la costruzione.
La mattina del 21 novembre 1921, in località Spurano d’Ossuccio, sul Lago di Como, di fronte all’Isola Comacina, centinaia di persone assistono incuriosite al laborioso spostamento di quella strana macchina, che esce da un capannone per procedere verso le acque del lago. Il lavoro procede lentamente e finalmente, verso le ore 15, l’inconsueta costruzione viene calata in acqua. Sfortunatamente, nel corso della mattinata, il tempo peggiora: raffiche di vento increspano pericolosamente l’acqua del lago. Le condizioni quindi non sono ideali per il collaudo, ma il progettista, che sul successo dell’esperimento ha scommesso non solo il suo nome e la sua professionalità, ma anche la maggior parte dei suoi mezzi finanziari, non può attendere oltre.
Il pilota, tenente Lucio Prezioso, di Milano, si infila nella carlinga e poco dopo avvia il motore, un Isotta Fraschini V5X a 8 cilindri, da 230 CV. L’elica gira sempre più veloce, mentre le due ali circolari continuano a ruotare l’una in senso contrario all’altra. Alle 15.30 il velivolo, un tipo del tutto nuovo di idrovolante, inizia il flottaggio e acquista velocità. Qualcosa, tuttavia, non va per il verso giusto. I galleggianti, affusolati a poppa, si immergono eccessivamente, imbarcando acqua. Quando il pilota spinge il motore al massimo dei giri, iniziando nel contempo a tirare la cloche per decollare, l’elica, situata nella parte posteriore della fusoliera, tocca le onde e si spezza. Il pilota riesce a interrompere il tentativo senza ulteriori danni. Poi, tra lo sconforto generale, la macchina è riportata a riva e viene riposta nel capannone. Per l’ingegner Somalvico non è solo un insuccesso e una delusione, ma anche la fine di un sogno. Il progetto non ha più seguito.

     
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