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La visita dell'Umberto Maddalena
  

L’hangar è ormai a buon punto e a inaugurarne i lavori arriva niente meno che il gigante dell’aria, il Dornier DO X, nuovo acquisto in due esemplari della Regia Aeronautica. La maestosità di un simile idrovolante ben rappresenta le ambizioni del nuovo scalo, che desidera diventare addirittura internazionale. Il 5 ottobre 1931 arriva la conferma che il DO X Umberto Maddalena, pilotato dal comandante Agnesi, nei giorni seguenti sarebbe ammarato a Como. Vengono chieste alla Regia Aeronautica boe per l’ancoraggio del “gigante”, da collocare di fronte all’idroscalo. Si avverte la popolazione che entro un raggio di 200 metri sarà impossibile per chiunque avvicinarsi al velivolo. Sarà però possibile per i cittadini salire a bordo dopo aver acquistato l’indispensabile biglietto.
Il grandioso apparecchio è un monoplano munito di 12 motori disposti in tandem su sei castelli montati sull’ala. La Regia Aeronautica ha espressamente chiesto che gli originari motori fossero sostituiti con dei motori italiani FIAT A 22 R da 550 cavalli, in grado di offrire prestazioni più elevate, conservando però un’autonomia a pieno carico di circa 10 ore.
«Questi magnifici motori, gioielli di meccanica interamente costruiti in Italia», come appare in un articolo dell’epoca, sono gli stessi utilizzati sui Savoia S 55 e dimostrano di possedere un elevato grado di affidabilità. L’ala è armata da tre longheroni ed è rivestita, nella parte inferiore, di lastre metalliche, mentre la parte superiore è intelata.
La fusoliera, in metallo, è ripartita in tre piani, di cui quello inferiore, sotto la linea di galleggiamento, è destinato a contenere i serbatoi, i bagagli e le eventuali merci, mentre quello intermedio può ospitare fino a cento passeggeri, distribuiti in vari saloni.
Vi sono poi una sala fumatori, un bar, la cucina, un magazzino-viveri e le indispensabili toilettes. Il piano superiore è completamente riservato all’equipaggio, con le cabine del comandante e dell’ufficiale di rotta, oltre alla cabina di pilotaggio.
Il soprannome di “idrogigante” non è dato a caso. Apertura alare di 48 metri, superficie alare di 450 m2, lunghezza dello scafo di 40,05 m, peso massimo al decollo 52.000 kg, velocità massima 220 km/h, velocità di crociera 175-180 km/h, quota di tangenza massima di 3500 m; stabilità di volo e maneggevolezza paragonabili a quelle di un normale idrovolante.
È domenica 11 ottobre: le piazze, le vie, le finestre improvvisamente si riempiono di gente, molti raggiungono la rotonda dei giardini pubblici. Un fremito di gioia accomuna la folla di curiosi, l’emozione è grande. Ecco l’idrovolante avvicinarsi con la sua gigantesca ombra che corre veloce sulla città; poi piano piano incomincia la discesa e infine, mentre la folla esulta, tocca la superficie del lago.
Se già le immagini sui giornali, le note tecniche fanno intuire l’imponenza di un simile aeroplano, il poterlo osservare dal vero lascia sbalorditi i comaschi.
L’equipaggio, formato dal maggiore Agnesi, dal primo pilota capitano Ravezzoni, di cui si ricorda il sorvolo dei ghiacci del mare di Barents alla ricerca di Guilbaud e Amundsen e del loro Latham 47, dal secondo pilota capitano Altomare e da altri dieci tecnici, viene calorosamente accolto dalle autorità cittadine, accompagnate dai dirigenti dell’Aero Club, che hanno l’onore di visitare per primi il grandioso velivolo.
Dal giorno di lunedì ha inizio un ininterrotto via vai di motoscafi che fanno la spola con il DO X, trasportando le varie autorità. L’Aero Club Pensuti di Milano organizza addirittura un treno speciale per la visita al Maddalena.
Il primo bacino è letteralmente disseminato di piccoli natanti con a bordo curiosi che cercano di avvicinarsi il più possibile all’aereo per scattare qualche storica foto.

     
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