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Aero Club Como
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 [---- SOLO TESTO - Sito in allestimento ----]

 

L'Aero Club Como negli anni Trenta
  

Il giorno 4 dicembre 1931, convocato dal presidente cav. uff. Vittorio Bonomi, si riunisce il direttorio della sezione comense dell’Aero Club d’Italia nella nuova sede di viale della Vittoria. Il cav. Bonomi illustra agli intervenuti il nuovo statuto e si rallegra per l’attenzione che il ministro Balbo sta rivolgendo all’attività dell’Aero Club di Como. Al termine della riunione orgogliosamente dice: «L’ala di Como batterà veloce e sicura non solo a maggiore incremento dell’aviazione nazionale, ma con grande beneficio morale ed economico per la città, per la provincia e per il nostro lago».


Purtroppo per Vittorio Bonomi, all’ottimismo per il futuro dell’Aero Club deve ben presto far posto la sofferenza di un presente per lui quanto mai avverso. Durante il collaudo di uno dei suoi alianti, in fase di atterraggio qualcosa va storto e un grave incidente ne deriva. Soccorso immediatamente, si salva, ma non si può che constatare la frattura della spina dorsale.
Per nominare il nuovo direttivo, il 15 febbraio viene convocata l’assemblea dei soci e all’unanimità viene riconfermato presidente il cav. Bonomi, che lentamente si sta riprendendo dal grave incidente.
Non v’è giorno in cui gli ufficiali della riserva aerea non effettuino voli di allenamento e... «il cielo di Como, così bello quando è bello, è sempre animato da leggeri ed eleganti velivoli-scuola». Il 5 maggio hanno inizio anche i voli civili; uno o due passeggeri per volta, con giri sulla città e sul primo bacino, cercando di assecondare i desideri dei neofiti per quanto concerne la durata e l’altezza. In un solo giorno una dozzina di persone prova il gusto del volo.
Ma il cavalier Bonomi, un autentico vulcano di idee e instancabile promotore di iniziative, ha in serbo un grande sogno: rendere accessibile a tutti i giovani il volo a vela, in modo tale da costituire un gruppo giovanile per lo sviluppo del volo a vela come base di partenza per il volo a motore.
Il 24-25 maggio a Roma si svolge una grande adunata aviatoria, con la presenza degli aviatori transoceanici riuniti a congresso. Per l’Aero Club di Como, invitato al raduno e rappresentato dal presidente Bonomi, dal capitano Consonni, dal capitano Longatti e da altri aviatori, è una vera e propria consacrazione a livello nazionale.
Il 15 dicembre 1932 ha luogo una nuova assemblea dei soci con la partecipazione di numerosi volovelisti della scuola di volo a vela di Cantù. Il presidente Bonomi illustra i progressi dell’hangar che hanno permesso «di far iscrivere Como tra i porti aerei aperti al traffico» e i primi frutti della scuola di volo a vela di Cantù «che ha costituito la scuola-tipo per tutte le altre che si formeranno in ogni provincia d’Italia».
All’ordine del giorno altri due punti: il reperimento di fondi tra i cittadini e le amministrazioni per far sì che l’hangar «abbia a rimanere un’opera interamente comasca di sicuro e lusinghiero sviluppo, particolarmente per i servizi civili» e l’acquisto di un aereo.
Questo secondo punto suscita subito grande interesse. Il ministero dell’Aeronautica, infatti, offrirebbe all’Aero Club un apparecchio per l’aviazione civile a condizioni di eccezionale favore. Non si fa in tempo a rieleggere il capitano Bonomi come presidente, che più di metà della somma richiesta per l’acquisto del velivolo è già nelle mani dello stesso presidente. Nessuno dei presenti, eccitati dalla novità, ha voluto far mancare il suo contributo. Con questo spirito di attaccamento e di solidarietà tra i soci, l’idroscalo di Como ha davvero dinanzi a sé un roseo futuro.

Il Servizio aereo turistico sui laghi
Da parecchi anni a Como si sognava l’istituzione di un servizio aereo tra i comuni rivieraschi ma, senza una base operativa, il discorso era improponibile; mancavano poi anche i velivoli. Ora Como, grazie a chi ha sempre creduto nell’aviazione, si trova ad avere un Aero Club, un hangar quasi ultimato e cinque velivoli Breda 15 assegnati alla Squadriglia Aerea da Turismo. Perché non rispolverare l’idea di un collegamento tra Como e altri comuni del nostro lago? Il ragionier Longatti e il maggiore Torelli, da qualche mese “in pensione”, pensano seriamente che forse i tempi sono maturi, anche se è sempre meglio procedere a piccoli passi. Ai primi di luglio del 1933 il capitano Vittorio Bonomi, durante la seduta dell’assemblea dei soci, rassegna le dimissioni da presidente dell’Aero Club per potersi dedicare con maggior dedizione ai suoi studi sul volo a vela. L’onorevole Marcello Diaz, duca della Vittoria, chiama a ricoprire tale incarico, come commissario straordinario, proprio il capitano aviatore ragionier Gino Longatti.
Volendo commemorare la Grande Guerra in un modo alquanto caratteristico, Longatti, a bordo di un Breda 15, getta dei fiori sul monumento ai Caduti mentre sfila il corteo delle autorità e, per fare un po’ di pubblicità, fa disporre in piazza del Duomo tre apparecchi, costruiti nelle officine del cav. Bonomi e in forza alla Scuola di Volo a Vela di Cantù. Non v’è comasco che passando per la piazza non sosti ad ammirare gli alianti.
Il maggiore Torelli, ora direttore dei voli civili dell’Aero Club, dato il suo maggior tempo libero, non avendo più la responsabilità dell’addestramento dei piloti della squadriglia, ha la possibilità di effettuare dei voli turistici sul lago portando le maggiori autorità cittadine, tra cui il podestà.
Sarà l’amore per il volo o qualche gita sui Breda 15, sta di fatto che quando il rag. Longatti e il magg. Torelli propongono di effettuare una sottoscrizione tra i Comuni rivieraschi, con una quota da versare all’Aero Club a titolo di incoraggiamento, per creare un servizio passeggeri sul lago, l’iniziativa ha successo. In una lettera ai podestà dei Comuni del lago, datata 18 luglio, il prefetto Mario Chiesa dà il nullaosta al versamento dei contributi di tali Comuni all’Aero Club anziché alla Società Incremento Turismo Aereo di Como che aveva finora gestito i voli turistici. Il servizio aereo può finalmente decollare.

La Scuola civile e militare
Verso la metà del mese di maggio del 1935, sotto la guida del comandante dell’Idroscalo, cap. Gino Aliboni, prende il via la scuola premilitare di volo. Il suo scopo è di brevettare e allenare giovani piloti da avviare poi alle scuole di volo militari.
L’hangar, che finora era prevalentemente servito come punto di ritrovo dei piloti della riserva, comincia a popolarsi di volti nuovi, entusiasti al rientro dal volo per la nuova esperienza vissuta.
Aumentando il numero di aviatori e allievi, si rende indispensabile reperire nuovi aerei; ed ecco dunque arrivare i Caproni CA 100. Col passare dei giorni i migliori allievi prendono padronanza delle nozioni teoriche e del comportamento del velivolo in volo, finché a metà di luglio Camillo Molteni e, il giorno seguente, il canturino Lionello Bernasconi compiono i primi decolli da soli.
Per l’aviazione comasca questo è un grande evento. Non più solo voli turistici, portando neofiti dell’aria, o voli d’addestramento di piloti della riserva che chiedono di fare il passaggio sugli idrovolanti, ma giovani comaschi a cui Como dà la possibilità di diventare piloti! Si inaugura così una stagione che, pur con alti e bassi, continuerà ininterrotta fino ai nostri giorni.
«Il loro sogno si è avverato. Soli a bordo, sicuri nella manovra, i giovani Camillo Molteni, Lionello Bernasconi, Dante Giovenzana, Antonio De Santis, Vittorio Galfetti e Vittorio Brambilla hanno decollato e ora riempiono il cielo della città col possente canto del loro motore.»
La scelta dell’idroscalo di Como, come località per l’istituzione di una scuola militare di volo di primo periodo, è stata decisa all’inizio degli anni Trenta dalla Regia Aeronautica, essendo al momento in atto un processo di notevole rinnovamento e potenziamento.
Con la costituzione dell’Aero Club, due anni prima, e l’ultimazione dell’hangar avvenuta nel 1932, si sono create le condizioni affinché si inizi un’intensa attività di volo. L’idroscalo è diventato sede della squadriglia di turismo aereo che opera sotto la giurisdizione della I Z.A.T. (Zona Aerea Territoriale) di Milano.
L’insediamento della scuola militare di primo periodo si concretizza nel 1934, anno in cui viene terminata la costruzione della palazzina annessa all’hangar, che costituisce la parte logistica nella quale venne alloggiato il personale della Regia Aeronautica. Questo è costituito dal comandante della squadriglia, dagli istruttori, dagli specialisti e dagli avieri addetti alla linea di volo. I magazzini e l’officina furono ricavati da locali incorporati nella struttura del confinante stadio comunale.
Il primo corso di pilotaggio si svolge nel 1935. La scuola è frequentata da giovani allievi sergenti piloti appena reclutati e dagli ufficiali e sottufficiali piloti della riserva e deve garantire che vengano svolte dalle 675 alle 1100 ore di volo annue.
Oltre all’attività di volo, il corso comprende lezioni teoriche, quelle pratiche, l’istruzione ginnica e militare. Completato il primo periodo a Como, gli allievi piloti vengono destinati a una scuola di secondo periodo in un’altra località per il conseguimento del brevetto di pilota militare, e infine ai corsi di addestramento (caccia, bombardamento, ricognizione), per passare ai reparti operativi.
La scuola militare comasca viene chiusa il 12 agosto 1938 dopo quattro anni di attività. Il personale e il materiale di volo, consistente in CA 100 e Breda 25, sono trasferiti all’idroscalo di Portorose, in Istria, per una scuola unificata di primo e secondo periodo. La scuola civile opera invece fino a tutto il 1940.

     
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