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1913: Il Gran Circuito dei Laghi


A Como si svolge la prima manifestazione idrovolantistica italiana,

una delle primissime al mondo

 

I principali protagonisti delle gare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roland Garros

Hellmuth Hirth

Achille Landini

Léon Morane

 

Un raro spezzone del 1913

Questo breve filmato è stato ripreso nell'ottobre 1913 dall'operatore del Re d'Italia, occasionalmente presente in città. Si tratta di un documento raro, realizzato agli albori, oltre che dell'aviazione, anche del cinema.

Clicca qui per leggere un articolo sul ritrovamento del filmato.

 

 

 

Copertina del programma.

Nel 1913 l’atmosfera generale è di grande ottimismo: da decenni non ci sono guerre, l’economia va a gonfie vele e non sembrano esserci limiti alle realizzazioni della scienza e della tecnica. In questo periodo di euforia l’uomo realizza il suo sogno più antico, quello di volare. L’aviazione, sebbene abbia già avuto risvolti militari, è ancora considerata come un meraviglioso sport, un’occasione per rinsaldare la fratellanza tra i popoli, una trionfale celebrazione del potere che l’uomo ha imparato a esercitare sulle forze della natura.
Nel campo del volo sull’acqua, dopo gli esperimenti con idroalianti e il volo del primo idrovolante di Henri Fabre, il 28 marzo 1910, presso Marsiglia, sono stati fatti passi da gigante: i principali aerei terrestri sono convertiti in idrovolanti e alcuni aerei a scafo sono stati appositamente progettati e realizzati come idrovolanti e anfibi.

In ottobre è organizzato a Como il primo concorso internazionale per idrovolanti, il “Gran Premio dei Laghi”. Il ministero della Guerra ha acconsentito a far giungere a Como il capitano Luigi Matteuzzi, direttore del Reale Servizio Aerologico Italiano, che ha impiantato stazioni temporanee a Como, Brunate, Bellagio, Pallanza e Cremona.
Durante la manifestazione è previsto anche l’arrivo della squadriglia militare della Malpensa e del ticinese Maffei, all’ex ippodromo di Mornello, a Cernobbio, ove aveva operato l’anno precedente.

La vigilia
In Campo Garibaldi, nella zona dell’attuale hangar, è stato predisposto un recinto per gli aerei, che il giorno 4 ottobre, vigilia della competizione, sono 6. «A poco a poco nelle larghe tende cilestrine le enormi libellule snodano le loro fusoliere e spiegano le ampissime ali. Si ode anche, qua e là, il rombo dei motori in prova. [...] Si incrociano domande e risposte in idiomi diversi: ora è il francese di Fischer, ora è il tedesco di Hirth, ora è l’italiano di Cevasco... Sembra di essere in un mondo nuovo, in un’epoca nuova.»

 

A sinistra, il SIA di Landini. A destra, il Bossi di Deroye.

C’è una grande aspettativa per la competizione tra il francese Roland Garros e il tedesco Hellmuth Hirth, i favoriti.

A sinistra, una delle tante cartoline emesse in occasione
della manifestazione.  A destra, fascette per il personale.

L’atmosfera è tuttavia resa cupa dalle condizioni del tempo: piove ininterrottamente e si dispera che il giorno successivo vi sia la possibilità di volare.
A tarda notte appaiono le stelle, ma il mattino il tempo peggiora nuovamente, non lasciando presagire nulla di buono.

 La classica stupenda stagione autunnale lariana, il corrispondente locale dell'“Indian Summer”, tradisce per il momento gli organizzatori e i partecipanti e delude il numeroso pubblico che attende con trepidazione l'evento.

Clicca qui per vedere la lista dei piloti iscritti.


Primo giorno: la gara di velocità

Clicca per ingrandire.

Nella giornata di domenica 5, che sarebbe la più interessante per il pubblico, sono previste le prove di qualificazione: altezza, rapidità di slancio, velocità e ascensionali. Le condizioni del tempo inducono tuttavia i commissari sportivi a rimandare le prove di rapidità di slancio e di velocità ascensionale e di procedere solo con le prove previste nel pomeriggio. Il pubblico, le autorità, gli inviati dei giornali sono presenti al completo.
Alle 9 si sparge una voce: «Garros vola». Farà un breve volo di prova, tanto per dare inizio alla manifestazione e alla giornata. La folla è in leggera apprensione; infatti Garros, l’eroe della Tolone-Bizerta, il pilota che ha sbalordito il mondo battendo quasi ogni record, non è mai decollato dall’acqua. Egli «disdegna di prendere lo slancio sui zatteroni galleggianti appositamente predisposti».
«Vuole partire dalla nuda riva, il Garros, e il suo proposito dimostra come ormai anche l’idro-aeroplano non abbia bisogno di comodità eccessive. L’apparecchio entra in acqua imprimendovi coi flotteurs e con il timone un solco profondo. Percorre così, a galla, una ventina di metri, poi volge la testa in alto e, sicuro e maestoso, si eleva a mano a mano fino a 200 metri.» Tra l’esultanza della folla l’aereo si dirige verso Rovenna, poi verso San Fermo e infine ritorna all’ammaraggio con un «maraviglioso vol plané». Mentre scende dall’aereo, vestito nel suo leggero «tout de même», la folla lo acclama.

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A mezzogiorno pioviggina insistentemente, cosa che non fa desistere Hirth dal fare un breve volo fino a Moltrasio. La mattinata si conclude con una visita del conte di Torino.
Nel pomeriggio il teatro delle operazioni è lungo la sponda di Villa Geno, ove si trova il traguardo d’arrivo della gara di velocità. Alle ore 13 è ancora esposto il guidone vermiglio che, secondo il codice delle segnalazioni, significa “proibizione di volare”. A un certo momento esso è sostituito con un guidone bianco (“si vola”), affiancato da un palloncino cubico rosso, che significa: “Prova di velocità su circuito chiuso di 16 chilometri”. La gara consiste nel percorrere quattro volte il circuito Villa Geno-Villa Taverna, portandosi inizialmente alla quota minima di 500 metri in non più di 20 minuti.

Il primo a partire è il francese Chemet su monoplano Borel, con tre galleggianti e motore Gnome da 80 cavalli; tempo impiegato 11’ 47”. Segue l’italiano Landini, con monoplano SIA, pure dotato di un motore Gnome da 80 cavalli, ma la partenza non è valida, essendosi distaccato l’aereo una decina di metri prima del traguardo. Seguono poi Divetain, Hirth e Garros, che compie il percorso nel tempo più breve: 7’ 30”. Tocca poi all’italiano Caviggia, che deve interrompere il flottaggio e tornare alla base perché perde in acqua il coperchio del motore. Il belga Fischer gira intorno alla boa sbagliata e deve ripetere la gara (ogni concorrente ha due possibilità), ma nella seconda prova è costretto a un ammaraggio forzato a Cernobbio per un’avaria al motore.

Roland Garros in volo su un motoscafo.

Il motore pianta anche il francese Deroye 30 metri dopo il decollo. Cevasco, su monoplano Gabardini, ammara presso la punta del Pizzo per motivi sconosciuti e rientra a Como in flottaggio.
Le gare sono per il momento terminate, essendo la prova di altezza rimandata a mercoledì per ragioni meteorologiche. La giornata offre tuttavia ancora qualche emozione: a Roland Garros è chiesto di fare un volo di chiusura alla presenza del conte di Torino. In realtà il conte intendeva farsi portare in volo, ma il suo aiutante di campo lo dissuade per ragioni di sicurezza.



Secondo giorno: la prima tappa
Il secondo giorno è prevista la tappa Como-Bellagio-Lecco-Lodi-Cremona-Piacenza-Pavia, di circa 230 km. Questo è il responso sullo stato del tempo del capitano Matteuzzi: «Cielo poco nuvoloso, senza nebbia, venti deboli vari al suolo. Venti moderati (in media 6 metri al secondo) fino a 1000 metri con direzione di S.W. Venti forti ad altezze superiori. Condizioni generalmente buone per la navigazione aerea sui 500 metri».
Il primo a partire è Chemet. Segue Landini, che deve subito ritornare per un’avaria. Poi è il turno di Divetain, Hirth, Garros e Fischer. Landini e Caviggia sono costretti a rimandare la partenza nel pomeriggio, mentre Cevasco non partirà più, per le condizioni del suo aereo.

Un momento della gara.

Nel pomeriggio Landini e Caviggia sono pronti a partire, anche solo per aggiudicarsi in qualche modo il premio destinato al primo degli italiani, ma il tempo è peggiorato: si è alzato il vento e piove. «C’è chi raccomanda loro di star bene in guardia all’altezza di Argegno per le folate di vento sboccanti dalla vall’Intelvi, c’è chi suggerisce di doppiare con un largo giro la punta di Bellagio, c’è chi li mette in guardia per le condizioni variabilissime nel ramo di Lecco. [...] Si manda a cercare un vecchio barcaiolo, pratico del gioco dei venti nel bacino lacuale, e questi, conscio dell’importanza del suo parere, fa un lungo discorso trinciando gesti in aria e raccontando storie inquietanti di fortunose navigazioni sul Lario. Quando ha ben dissertato, qualcuno osserva che le informazioni da lui fornite riguardano i venti bassi, cioè quelli che hanno influenza sulla rotta delle barche, ma non sugli apparecchi aviatorii che salgono ben in alto. I due giovani aviatori stanno a sentire un po’ perplessi e anche un po’ sconcertati.»
Il Caviggia si accinge a partire, ma impiega mezz’ora ad avviare il motore e infine è dissuaso dal procedere, per le condizioni del tempo, da un responsabile della ditta costruttrice del suo aereo. Il Landini invece parte, con a bordo il meccanico, ma il motore del suo aereo “pianta” a Carate Lario. È quindi costretto ad ammarare e a farsi trainare a Como. Per gli italiani è una giornata nera.

 

Roland Garros.

 

Ma vediamo ora come vanno le cose a chi è partito. Il punto di controllo di Bellagio è stato soppresso e trasportato a Cadenabbia. Il primo aereo, quello di Chemet, doppiata la punta di Balbianello, non scorge i segnali e procede come era previsto lungo la sponda orientale, girando intorno a Bellagio, ma sottraendosi al controllo. Segue l’aereo di Morane, che passa sul controllo regolarmente, facendo leggere il suo numero. Evidentemente c’è stato qualche problema nell’organizzazione e non tutti i piloti sono al corrente del cambiamento della postazione di controllo.
Arriva poi Divetain, che dopo Cadenabbia, per quanto possa sembrare curioso, “sbaglia strada”. Dopo avere un po’ girovagato nella zona, si riporta però su Bellagio e riprende la direzione giusta. Hirth, «in luogo di sorpassare la punta di Bellagio, balza entro la gola di Colunga e giunge così felicemente all’altro ramo del lago». Seguono Garros e Fischer, che procede a pelo della superficie.

Deroye sul suo Bossi, di costruzione italiana.

A Lecco, gremita di folla in attesa del passaggio degli aerei, lo Chemet passa alle 8.05. Seguono Morane e Hirth. Alle 9 appare un apparecchio, che però oscilla, scende e si posa in acqua sul Lago di Malgrate. Il canotto-automobile con a bordo il sindaco, accompagnato da un altro con a bordo la stampa, raggiunge l’aereo.

«L’aviatore sta fumando una sigaretta: è Garros.» Al telefono, con i vestiti bruciacchiati, fa la seguente comunicazione: «Dopo una felice partenza e un regolare percorso, nelle vicinanze della punta dell’Abbazia e precisamente all’altezza della stazione ferroviaria, il motore funzionava male. Ad un tratto mi sono visto avviluppato da una fiammata. Per nulla spaventato ho continuato la mia marcia, ma il motore era completamente bruciato e non funzionava più. Allora con un volo plané sono disceso sul lago». L’aereo è rimorchiato a Como, mentre il pilota torna in auto.

Morane sul suo Moran-Saulnier.

«Telefonano da Piacenza: l’aviatore Divetain, avendo smarrito la rotta giusta, per un guasto di motore ha dovuto atterrare a Borgoforte, a 10 km da Piacenza. L’aviatore poco dopo riparte. Gli altri concorrenti passano regolarmente.»

«Telegrafano da Pavia: notizie da Portalbera, località nelle vicinanze di Stradella; informano che l’aviatore Divetain è caduto in acqua. L’apparecchio è rimasto danneggiato in modo da non poter proseguire. L’aviatore è rimasto illeso.»
Sempre da Pavia telegrafano segnalando l’arrivo regolare di Morane, Chemet, Hirth e Fischer. I cronisti riportano che «lo spettacolo della fiumana di gente che si pigia sulle rive del Ticino è pittoresco ed impressionante insieme».
Nel frattempo i francesi decidono di puntare tutto sul cavallo più forte e di inviare Garros a Pallanza a prendere il posto di Morane nell’ultima tappa, sperando che possa concludere la gara assicurandosi la vittoria.
La giornata si conclude con un trattenimento danzante in onore degli aviatori a Villa d’Este, a cui partecipa «un pubblico aristocratico e straordinariamente elegante».

Terzo giorno: la seconda tappa
Il terzo giorno della manifestazione si apre in modo poco incoraggiante: piove e tira un discreto vento. Inoltre i commissari sportivi trasferiscono il quartier generale delle operazioni a Villa d’Este, un ambiente che pare loro più adatto.

Piloti e visitatori.

La cosa non è gradita al comitato organizzatore, che peraltro fa buon viso a cattiva sorte. Le cronache sono da ora redatte nel lussuoso albergo, dove il direttore ha messo a disposizione dei giornalisti «un ampio salone munito di tutti i comfort necessari, nonché di filo telefonico diretto.»
Vediamo ora la situazione meteorologica, così come è comunicata dal capitano Matteuzzi: «Venti deboli vari fino a 500 metri, moderati ad altezza superiore in direzione di Sud e Sud-Est. Nebbia a Pavia, a Pallanza e lungo tutto il percorso. Le nubi si abbassano fino a 500 metri. Pioggia e nebbia in tutta la plaga».
A volte interviene però un pizzico di fortuna: il tempo a Pavia migliora lievemente, tanto da indurre i piloti alla partenza. Alle 7.59 parte Chemet, seguito da Morane, Hirth e Fischer. Garros va a Pallanza ad attendere i compagni di squadra, mentre Landini vorrebbe partire e compiere il raid fuori-gara, ma infine desiste.

 

 

Hirth sul suo Albatros.

Da Vigevano, Turbigo, Arona, Lissanza, Sesto Calende e Belgirate arrivano i telegrammi indicanti l’ordine dei passaggi: c’è sempre Hirth in testa, seguito da Morane, Chemet e Fischer. Ad Angera Chemet è colto dal dubbio di aver sbagliato strada. Nessun problema, in questi casi, per un pilota di idrovolante: scende presso una barca e si fa indicare dal barcaiolo la via di Pallanza, dove arriverà ultimo del quartetto.

La tratta Pavia-Pallanza è considerata la più facile, svolgendosi interamente su acqua: prima il Ticino, poi il Lago Maggiore. Molto più difficile è considerata la Pallanza-Como, che si svolge prevalentemente su terra e con meno riferimenti.

 

Landini con Rosina Ferrario, la prima aviatrice
italiana.

Il tempo a Pallanza non è dei migliori: piove a dirotto, c’è nebbia, la base delle nubi è a 400 m. I piloti prima ottengono di derogare dall’obbligo di portarsi a 800 m di quota. Poi i francesi propongono di sospendere la gara, ma Hirth, che è in testa e si sente la vittoria in tasca, non ne vuole sapere.
La partenza è comunque rinviata. I francesi giocano il loro asso: Garros sostituirà Morane nell’ultima tappa; ubi major minor cessat, soprattutto quando è in gioco il prestigio nazionale della Francia di fronte ai prussiani.
Alle 11.18 parte per primo Garros, mentre si scatena un vero uragano. Seguono Hirth, Chemet e Fischer. A Villa d’Este le ingombranti macchine fotografiche sono tutte puntate verso il punto del cielo da cui si ritiene giungano gli aerei. A mezzogiorno si ode un “brusio diffuso” e poco dopo, «a mezza costa della collina di San Fermo si vede contro il verde degli alberi scorrere rapidamente qualche cosa che ha la forma di una libellula. Ancora un attimo e l’apparecchio è sul lago, gira il traguardo, si dirige verso Villa d’Este». «Hirth! Hirth ha vinto!» grida la folla. L’aereo ammara di fronte a Villa d’Este; poi il pilota consegna il barografo. «Hirth è raggiante e insolitamente loquace: stringe la mano a tutti.» Riparte poi subito per Campo Garibaldi. Durante una breve, prevista sosta a Varese, ha ricevuto dal sindaco di quella città due lettere di augurio per il sindaco di Como e il Comitato di aviazione. È il primo dispaccio di posta aerea che giunge a Como.
Arriva il secondo aereo: è Garros, di pessimo umore. Dopo mezz’ora arriva il biplano di Fischer, a cui vengono inutilmente chieste notizie di Chemet. Né lui né le persone interpellate telefonicamente lungo il percorso ne sanno nulla. Si teme il peggio, quando, alle 13.00, squilla il telefono. È Chemet, che racconta di avere sbagliato rotta, avendo preso il Lago di Lugano per quello di Como, così che è sceso a Capolago. Il francese chiede che gli venga portata benzina per proseguire. Intanto lo raggiunge il Maffei da Lugano con il suo meccanico. Infine riparte, va a fare un giretto di saluto sull’ospitale città ticinese e giunge al traguardo alle 15.45, con quasi 4 ore di ritardo.
Nel corso della giornata il Landini, rimasto a Como, ha fatto intanto molti voli, apprezzatissimi dal pubblico, portando anche a bordo un giornalista del “Corriere della Sera”.

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Hirth racconta il suo volo vittorioso

Hellmuth Hirth.

«Sono partito terzo da Pavia; il mio motore funzionava magnificamente. Ero deciso a vincere a ogni costo. Avevo percorso poco più di dieci chilometri quando successivamente ho superato Garros e Chemet. Garros era disceso sul Ticino e stava ripartendo, e da ciò ho arguito che il suo motore funzionava male. Navigavo a circa 50 metri di altezza quando, nei pressi di Galliate, mi sono trovato la via sbarrata da una densissima cortina di nuvole basse, un vero sipario. Mi sono rapidamente abbassato, ma la nebbia non cessava e sono stato così costretto per oltrepassare l’ostacolo a toccar quasi terra. Ho continuato a seguire il tortuosissimo Ticino volando a poco più di dieci metri dal suolo. Ero tanto vicino a terra che mi sembrava quasi di fare dell’automobilismo aereo. All’entrata del Lago Maggiore le condizioni atmosferiche sono migliorate. Sono giunto così a Pallanza.»
«Durissima è invece la zona montuosa che si deve attraversare poi per giungere a Como. Le nuvole basse vicinissime alla cima delle montagne non mi permettevano di mantenere l’altezza che avrei voluto. Ho ammirato in queste condizioni la meravigliosa stabilità del mio apparecchio.
Benché i colpi d’aria provenienti dalle valli fossero fortissimi, il rullio del monoplano era minimo. Nell’ultimo tratto mi sono servito, per orientarmi, della bussola. Le montagne eguali, con le loro valli incrociantisi, dall’alto si presentano come un vero labirinto geografico. Dopo pochi minuti ho riconosciuto Como e sono disceso. Ho guardato attentamente sul lago e non mi è apparso nessun apparecchio. Ho sentito allora la gioia della vittoria.»

 

 

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Quarto giorno
«Meno male che è l’ultimo», dicono gli organizzatori. Piove infatti a dirotto, fa freddo, tira un ventaccio. Ed è così dall’inizio della manifestazione. Ma «il gruppo di valorosi ha saputo offrire un esempio mirabile di ardimento, di bravura, di audacia anche culminata martedì nella meravigliosa follia d’un volo fantastico, su laghi, su fiumi, e su monti mentre violenta imperversava la procella, e i nembi vorticosi stringevano dappresso le fragili aquile umane.»

 

Il belga Jules Fischer su biplano H. Farman.

«Per questo, forse, il Gran Premio dei Laghi ha trovato nel tempo impervio un elemento, osiamo dire, prezioso di successo. Moltiplicate a dismisura le difficoltà, ingigantiti gli ostacoli, più bella e più emozionante è apparsa a’ nostri occhi la già difficile prova.»
La prima prova della giornata è quella “di slancio”, cioè della corsa per il decollo più breve. Il traguardo è spostato perché la zona di Villa Geno è troppo battuta dal vento. Anche il Caviggia vuole partecipare, ma uno dei suoi galleggianti fa acqua e l’aereo quasi affonda a 30 m dalla riva. Deroye invece decolla e fa una buona prova con il suo “canotto volante”, che però non è ritenuta valida, non avendo egli partecipato alle prove di qualificazione.
Ecco i risultati della seconda prova:
1o    Fischer:       18 m
2o    Chemet:      50 m
3o    Garros:        80 m
4o    Landini:     100 m
5o     Hirth:        175 m
Finalmente, all’ultimo giorno, si legge il nome di un italiano che si è classificato. Fischer, con la sua prova, ha battuto sulle acque del Lario il record mondiale di brevità di decollo. La lunghissima distanza di decollo di Hirth fa pensare che il suo aereo sia stato preparato per avere buone prestazioni in volo, ma non sull’acqua, e ciò può spiegare la sua vittoria nel Gran Premio dei Laghi.
Le prove di altezza e velocità ascensionale, in considerazione della meteorologia sfavorevole, sono rimandate al giorno successivo.

 

A sinistra, Filippo Cevasco. A destra, Geo Chemet.

La sera tutti partecipano a un banchetto offerto dal municipio all’Hotel Plinius. Dopo la Marcia Reale, l’inno germanico e la Marsigliese, suonati dalla banda cittadina, è il momento dei discorsi, in cui si cimentano il sindaco Reina e molti altri.
Tra la molta retorica spicca qualche considerazione arguta, come quella del rappresentante della Marina, capitano Gambardella: «Attraverso le avversità del vento, della pioggia e della nebbia il Circuito è stato compiuto superando vittoriosamente difficoltà e pericoli, che rendono l’idrovolante nella costruzione, nel volo, nella applicazione ben diverso dall’aeroplano».
In molti discorsi si dipinge la conquista dell’aria non come una competizione tra popoli o tra individui, ma come una comune lotta contro gli elementi della natura e motivo di profonda fratellanza tra le genti. Nulla lascia pensare all’elegante folla presente che la vecchia Europa, culla della più raffinata civiltà materiale mai esistita e artefice di queste meravigliose macchine volanti, sia alle soglie di quell’immane massacro che fu la Prima guerra mondiale.

Quinto giorno
La mattina del quinto giorno, terminate le quattro giornate ufficialmente stabilite per la manifestazione, il tempo è stupendo. La folla accorre per assistere alle preannunciate prove di altezza. Intanto si apre un caso giudiziario: un usciere del tribunale porta a Hirth la citazione da parte di un ingegnere tedesco per “contraffazione di aereo”. Molti si chiedono quale competenza abbia il sistema giudiziario italiano per fare così solertemente da tramite in questioni tra tedeschi.

 

A sinistra, il “canotto volante” Bossi. A destra, l'aereo di Maffei in visita da Lugano.

Alle 9 i commissari danno inizio alla prova di velocità ascensionale, consistente nel raggiungere i 500 m di altezza in un massimo di 30 minuti, compresa la partenza.
Improvvisamente sale dalla folla un brusio. La gente guarda verso Monte Olimpino, dove compare la sagoma di un monoplano: è il Maffei, che giunge da Lugano. Dopo alcuni passaggi bassi, durante i quali saluta agitando il berretto, si dirige verso Cernobbio, dove atterra all’ex ippodromo di Mornello.
Verso mezzogiorno si conclude la gara di velocità ascensionale, con un’inaspettata quanto gradita vittoria dell’italiano Landini, che raggiunge 720 m in 11’ 53”. Seguono Garros, Fischer e Chemet, che si fermano a 600 m, raggiungendoli rispettivamente in 10’ 2”, 16’ 24” e 23’ 6”. Hirth arriva fino a 1450 metri, ma è eliminato perché è fuori tempo massimo.
La prova di altezza, la gara finale, considerata la più emozionante per il pubblico, ha inizio alle 14. I concorrenti devono raggiungere i 1000 metri. Parte per primo Garros, poi Chemet, Fischer, Landini e Hirth. Tutti hanno a bordo un passeggero, a eccezione di Garros, come era avvenuto anche nella gara del mattino.
Durante la prova si presenta nel cielo del campo un aereo sconosciuto: è la prima aviatrice italiana, la milanese Rosina Ferrario, che arriva da Milano e va a posarsi a Mornello.
Maffei, che intanto aveva ripreso la via di Lugano, avvista il nuovo aereo e torna a Mornello.
Ecco i risultati della gara di altezza:
1o    Garros       2100 m
2o    Chemet     1200 m
3o    Fischer      1170 m
4o    Hirth         1150 m
5o    Landini      1000 m
I voli continuano, per il divertimento del pubblico e degli aviatori, per tutto il pomeriggio. Hirth, che possiede un aereo anfibio, scende a Mornello.

 

L'idrovolante di Landini. A sinistra, porta a bordo la celebre attrice Anna Vecla.

Verso le 18 decolla, con a bordo il suo meccanico, ma l’aereo stenta a prendere quota, mantenendosi a un paio di metri dal suolo. In prossimità della Cantina Maraino si schianta contro una piccola scarpata, che delimita un fosso. Hirth rimane sul seggiolino indenne, mentre il meccanico è catapultato in aria e atterra malamente sul terreno, ferendosi, ma non gravemente. I soccorsi sono comunque immediati. La folla si assiepa intorno al relitto e, come sempre avviene dopo un incidente aviatorio, tutti tentano di accaparrarsi qualche pezzetto di aereo come ricordo.

L'anfibio di Hirth a Mornello.

Le cronache riportano che «questa è però la disgrazia meno grave di Hirth». Egli infatti è squalificato per avere contravvenuto al regolamento delle gare, ma secondo un’interpretazione a dir poco bizantina dello stesso regolamento che lascia immaginare un’azione congiunta di italiani e francesi per negare al tedesco la vittoria.
Garros è dunque il vincitore finale delle gare e del Gran Premio dei Laghi. 

 

Il dopo-manifestazione
Il giorno successivo Landini accetta di far volare le molte persone che lo desiderano. Tra esse va in volo la famosa artista Emma Vecla. «Ella ammirò l’energia umana che doma ogni congegno e non ebbe altro desiderio che quello di salire, di salire sempre più in alto, come chi corre in automobile ha il desiderio di correre, di correre sempre di più.»
Il giorno 6 Landini tenta di battere il record di altezza con idroaeroplani, ma il motore del suo SIA pianta a 650 metri di quota. Segue un inevitabile ammaraggio forzato a Carate Lario. L’aereo è rimorchiato al Campo Garibaldi da un motoscafo dell’Hotel Tremezzo che si trovava a passare.
L’importante evento si conclude con la soddisfazione dei militari, che avevano messo in palio il premio di 50.000 lire proprio per poter valutare le caratteristiche degli idrovolanti eventualmente da adottare per uso bellico.
Felice il pubblico, che ha potuto vedere e quasi toccare con mano le meravigliose macchine volanti.
Como e il Lario, con il Gran Premio dei Laghi, hanno incominciato a svolgere quel ruolo di “capitale mondiale del volo idro” che, a un secolo di distanza, tuttora svolgono, a beneficio del vasto pubblico internazionale di piloti che giungono alla scuola di Como per conseguire le abilitazioni e volare sugli idrovolanti.

 

Un momento della manifestazione.

 

 

     
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