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Aero Club Como
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Testimonianze
 

Ten. Col. Pil. Massimo Gelmini

Racconta la sua abilitazione all’idrovolante, ottenuta a Como nel 2009

 

Massimo Gelmini.

Nel 1989, all’età di 19 anni, sono entrato in Accademia Aeronautica, a Pozzuoli, dove ho conseguito il brevetto di “Pilota di Aeroplano” su velivolo SF-260. Nel 1993, terminata l’Accademia, l’addestramento è proseguito negli USA, alla base di Sheppard, Texas, sui velivoli T-37 e T-38. Al termine di questo ciclo di selezioni, nel 1994, ho conseguito il tanto ambito brevetto di “Pilota Militare”, con l’assegnazione al velivolo “Tornado”. Rientrato in Italia ho seguito un corso propedeutico “Pre-Tornado” presso la base di Amendola, in cui ho avuto l’immensa fortuna di pilotare il G-91T. Sempre nel 1994 ho proseguito l’addestramento sul Tornado nella base di Cottesmore (Regno Unito), per poi essere assegnato al 50° Stormo di Piacenza. Qui ho prestato servizio nel 155° Gruppo ETS, prima sul Tornado IDS-HARM, poi sull’ECR. Dal 2001 al 2005 ho avuto il piacere e l’onore di prestare servizio come “Istruttore di volo Tornado” presso il 102° Gruppo O.C.U. (Gruppo di Conversione Operativa) del 6° Stormo di Ghedi. Questo periodo è stato sicuramente tra quelli più densi e umanamente più appaganti della mia vita aeronautica, poiché ho avuto la possibilità di trasmettere ad altri giovani piloti non solo le tecniche di esecuzione delle manovre e le procedure di volo (di combattimento, strumentali, navigazione a bassa quota, formazione, transizione notturna, ecc.), ma soprattutto ho avuto la possibilità di donare qualcosa in più, ossia la personalizzazione delle tecniche sviluppate in tanti anni di esperienza operativa: le “mie tecniche” per effettuare una procedura, la “mia” tecnica di effettuare per esempio un rifornimento in volo o di organizzare un avvicinamento strumentale, piuttosto che una manovra di combattimento. Questi sono stati davvero anni meravigliosi. Dal 2005 al 2008 sono tornato presso il 50° Stormo e infine, dal 2008, sono stato assegnato al Comando delle Forze da Combattimento di Milano.

 

Pilotando un Tornado.

Nella mia esperienza di volo ho avuto modo di pilotare anche altri velivoli, come il G-222, l’F-16, l’MB339, il PA34, ed effettuare qualche ora sull’elicottero NH-500.
Questo è il background con il quale mi sono affacciato all’Aero Club Como. Non è facile sintetizzare gli aspetti della vera “sorpresa” riservatami dal corso di volo idro seguito presso l’Aero Club Como, poiché tale esperienza non mi ha toccato solo dal punto di vista paesaggistico-emotivo, ma anche dal punto di vista tecnico e umano.
Per un pilota ci sono momenti che non possono essere descritti, poiché sarebbe come descrivere il gusto di un frutto a qualcuno che non l’ha mai assaggiato.
Quando un pilota fa il “giro dei controlli esterni” la mattina all’alba, nel freddo di una giornata nebbiosa, quel pilota compie un’azione rituale che in quel silenzio e in quella luce si tinge di magia, regalando emozioni che resteranno sempre e solo le “sue emozioni”.
All’Aero Club Como, nelle mattine di gennaio, mentre svuotavo i galleggianti per compiere il giro esterno dei controlli, ho percepito una nuova nota che ha reso quei momenti, già magici, anche unici: l’acqua.
Il lago con l’orchestra di tutti i suoi suoni: le onde, il vento, gli ormeggi delle barche, i cigni e i germani sui moli galleggianti. A rafforzo di tutto ciò vi è stata poi la cornice del volo in un contesto panoramico che può essere definito tra quelli più suggestivi ed eleganti al mondo: lo sfondo appunto del Lario.
Solo dopo questa esperienza ho potuto realmente cogliere il romanticismo legato al volo idro celebrato nel libro di Cesare Baj Il pilotaggio degli idrovolanti: è qui che avviene la sintesi tra volo e acqua, è qui che si completano gli aspetti del volo consentendo a quest’ultimo di assumere ancora, al giorno d’oggi, un tratto pionieristico, quasi nostalgico, ormai perso.
La seconda e forse più grande sorpresa è stata di carattere “tecnico” legato al volo idro. A premessa voglio però dire di essere fermamente convinto che l’umiltà sia la qualità fondamentale affinché la “propria tela” possa essere dipinta: è l’umiltà che apre le porte alla conoscenza, poiché solo la consapevolezza della propria ignoranza può offrire una probabilità di elevare la propria esperienza.
Il 18 gennaio 2009 sono arrivato a Como pieno di curiosità: avevo sì pilotato piccoli aeroplani a elica, ma la mia esperienza in merito era davvero limitata, mentre era addirittura la prima volta in assoluto che salivo su un idrovolante, per cui il mio atteggiamento era come quello che avevo la prima volta che sono salito sull’SF-260 nel 1989. Dal punto di vista tecnico, pur aspettandomi qualcosa di diverso dagli atterraggi su pista, mai più mi sarei immaginato che il decollo e l’ammaraggio, magari anche su onda, richiedessero una tale sensibilità e precisione. Sono rimasto davvero sbalordito. Anche qui, sull’acqua, nelle fasi di decollo e ammaraggio non puoi permetterti indulgenze e approssimazioni. L’ammaraggio “a specchio” per esempio è la battaglia tra “razionalità” e “istinto”, tra “procedura” e “percezione”: qui ho riconosciuto molte similitudini, in quanto a delicatezza e precisione, con le fasi del volo militare che ho condotto per anni.
Da istruttore ritengo fermamente che il giudizio più corretto su un istruttore lo diano i suoi allievi, così come quello su un comandante lo danno i suoi uomini: è da allievo quindi che ringrazio gli istruttori dell’Aero Club di Como non solo per avermi insegnato le procedure relative al volo idro, ma soprattutto per avere arricchito tali procedure con le “tecniche personali”, ciascuna diversa dall’altra, frutto di esperienze di volo, di lavoro e di vita diverse. Essi sono stati perfettamente in grado di infondermi quell’“extra” che fa di un istruttore un “bravo istruttore”.
È quindi con tanta riconoscenza che saluto ancora non solo gli istruttori, ma tutto il personale dell’Aero Club di Como, nella speranza di rivederci al più presto.
                                                                             Ten. Col. Pil. Massimo Gelmini
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Com. Fabrizio Magnatantini

E dopo l’MD-11... gli idrovolanti

 

Fabrizio Magnatantini.

Mi chiamo Fabrizio, ho 34 anni ed una passione profonda per il volo. Ho la fortuna di farlo per lavoro, sono un primo ufficiale della compagnia di bandiera e volo sull’ MD-11, un trimotore a grande autonomia, su cui presto servizio da marzo 2001.
Mi sono ‘fatto le ossa’ nel volo di linea volando come copilota sugli MD80 per poco più di tre anni, imparando l‘arte di un volo forse un po‘ poco romantico, ma sicuramente interessante.
La mia esperienza pregressa è di stampo totalmente civile, avendo cominciato come volovelista nel 1986, per poi brevettarmi a motore nel 1990; un classico, la tappa americana nel 1992 in California, per conseguire la licenza commerciale e le abilitazioni al plurimotore e al volo strumentale. Per tre anni ho anche lavorato come controllore del traffico aereo a Malpensa, durante i quali, nel tempo libero, ho trainato alianti a Domodossola e Calcinate del Pesce.
Il grande salto avviene nel 1996-97, quando ho completato il corso addestrativo Alitalia e guadagnato la prima “strisciolina” sulle spalle, per poi correre in lungo e in largo in Europa e dintorni.
Non posso certo lamentarmi: ho avuto la soddisfazione di volare sugli aerei piu‘ disparati e la fortuna di aver visto posti bellissimi. Volare in un Cessna nel Grand Canyon, salire in aliante lungo i pendii alpini, vedere l’alba sull’Himalaya da 37.000 piedi o l’Etna zampillare in una notte estiva sono ricordi indelebili.
Eppure mancava qualcosa. Sarà stato il fatto di non avere più il vero contatto con il mezzo, visto che ormai su un aereo come l’MD-11 la maggior parte del tempo ti senti piuttosto un operatore dei sistemi di bordo; o la voglia di cimentarsi con qualcosa in cui devi ricominciare un po’ tutto da capo.
La passione per gli idrovolanti c’è da sempre. A più riprese ho tentato di cominciare, ma c’è sempre stato qualcosa che mi ha distolto. Neanche l’essermi sposato sei anni fa con una ragazza canadese (terra di laghi e idrovolanti per eccellenza) è stato sufficiente a darmi la spinta giusta.
Ma quest’anno è finalmente arrivato il momento giusto e con un paio di telefonate il gioco è fatto. Preso accordi con l‘Aero Club Como, mi presento la mattina del 19 agosto. Lo spettacolo è entusiasmante, il posto meraviglioso, l’eccitazione cresce. Dopo le prime presentazioni, il quadro mi è chiaro: c’è un ambiente molto rilassato, in cui la professionalità è curata in tutti gli aspetti, sebbene sia celata dietro molta cordialità; sia lo staff della manutenzione sia i piloti sono sempre disponibili per qualsiasi dubbio e curiosità. E c’è un’aria giovanile e di modernità.
Si comincia subito e in modo inaspettato. Dopo il briefing si sale a bordo del C172 che ci aspetta su una slitta all’interno dell’ hangar e, una volta pronti, un trattore ti spinge in acqua, dove metti in moto e vai. Primi imbarazzi: i freni! Ovvio, ma per quanto ti sia stato detto prima, ti sorprende e devi riprogrammare tutto il tuo modo di pensare. E poi via: tante manovre in flottaggio, decollo, un po’ di manovre in volo per prendere la mano e giù di nuovo, ammaraggi, flottaggi, decolli, il tutto nella splendida cornice del Lario, con le montagne che si tuffano nell’ acqua.
Le persone che incontri sono interessantissime: a Como arrivano aviatori da tutto il mondo e nei miei quattro giorni ho conosciuto piloti tedeschi e svizzeri, con i quali ho scambiato esperienze e aneddoti.
Il programma svolto in quattro giorni è stato molto intenso. Fortunatamente il tempo è stato clemente e ci ha permesso di fare attività senza intoppi, considerando che il vento e il moto ondoso possono creare un po’ di difficolta‘ alle operazioni in acqua. Tra le varie cose che l’istruttore mi ha dimostrato e fatto ripetere, le operazioni in laghi di dimensioni limitate e quelle sul fiume, facendo pratica su un tratto del fiume Adda a sud di Lecco. E poi infiniti decolli e ammaraggi su e giù per il lago di Como, in tutte le configurazioni e condizioni di acqua. Insomma, una tabella di marcia di tutto rispetto. Lo sforzo fisico è notevole; non te ne rendi conto fino alla fine della giornata, quando tutte quelle manovre le senti nelle braccia. Alla fine il volo da solista, con una sensazione incredibilmente simile a quella del ‘vero’ primo volo solista di dodici anni fa.
Sono estremamente soddisfatto dell’esperienza fatta. Il volo idro è difficile da ricondurre a uno standard come quello terrestre: gli specchi d‘acqua che possono essere affrontati sono molto diversi tra loro e le condizioni sempre variabili fanno sì che non sia mai la stessa cosa. L’addestramento ricevuto è stato eccezionale, ma mi rendo conto più che mai che questo è solo l’inizio. La sensazione che hai facendo i primi voli è di essere imbranato, di aver dimenticato un bel po’ di cose che davi per scontate. Beh, non può che essere una spinta a fare meglio.
Lasciando Como per tornare a casa, mi rimane il ricordo di tutte le persone incontrate al Club, di quegli spettacoli che ti appaiono mentre sei preso a fare un ammaraggio “a specchio” e la soddisfazione di essere riuscito a passare la sfida. Tornerò sicuramente, per continuare a imparare, per divertirmi, per salutare gli amici.

 

                                                                             Com. Fabrizio Magnatantini

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Paolo Cavenago

Sull'idrovoolante appena l'età lo consente

 

Paolo Cavenago

Ciao a tutti, mi chiamo Paolo Cavenago, sono un ragazzo di 16 anni e sto percorrendo la strada per conseguire la licenza di pilota privato. Il giorno 26 gennaio 2010 ho affrontato il mio primo decollo da solo pilota, a bordo di un idrovolante Cessna 172 con marche I-BISB dell'Aero Club Como.
È una sensazione indescrivibile a parole, bisogna farlo per provarla. Ci si sente una scarica di adrenalina, quando l'istruttore, sicuro che sei in grado di affrontare questa missione unica, ti riporta al pontile ed esclama: "Ok, adesso vai da solo". Ti senti libero, con quella strana manetta nera in mano  che ti consente di correre a pelo d'acqua per poi staccarti con dolcezza dal lago e iniziare a volare libero, o per lo meno quasi, nel cielo.
Quando rientri al pontile trovi l'istruttore che ti aspetta con un'aria stranita che, se è estate, è pronto a buttarti in acqua con un bel calcio, oppure, se è inverno, a "battezzarti" rovesciandoti in testa una bottiglia di acqua, come nel mio caso.
Sono molti i sacrifici da fare per volare, soprattutto per me che sono uno studente, tra cui tornare due sere alla settimana a Como per frequentare le lezioni teoriche, ma è troppo forte la passione che fortunatamente non mi fa sentire la stanchezza.
Ho iniziato a sognare di volare fin da quando ero piccolo e giocavo con gli aeroplanini metallici e finalmente sono arrivato alla minima età che mi avrebbe consentito di prendere i comandi di un aeroplano vero. Ho sempre sognato di diventare un pilota di linea e mi sto accorgendo che pian piano mi sto avvicinando a questo obiettivo, anche se riconosco che non è facile da raggiungere.
Qui all'Aero Club Como ho trovato molte persone che riescono a trasmetterti un grande entusiasmo, che ti spingono ad affrontare sempre più cose che non avresti mai pensato di fare, come prendere un aereo e andare a mangiare in un ristorante sul lago, lasciandolo "parcheggiato" su una spiaggetta.
Per  concludere, ho da dire solo un GRAZIE all'istruttore che mi ha portato fin qui: Alessandro Martinelli, una persona con il sorriso sempre stampato sul viso, che anche se sono stanco, dopo sette ore passate sui banchi di scuola, mi da una marcia in più per portare a termine la missione che mi spetta di fare.

 

 

                                                                             Paolo Cavenago

     
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