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Aero Club Como
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L'Accompagnatore Pilota

 

Questo specialissimo corso risponde a un'esigenza del tutto particolare: mettere una persona che abitualmente vola, ma che non è pilota, nelle condizioni di riportare a terra l'aereo in caso di emergenza.

È un corso molto frequentato da mogli di piloti o mariti di signore-pilota che volano sovente con il/la consorte e che desiderano provare il grande senso di sicurezza di poter ritornare a terra vivi in caso di una qualunque emergenza che impedisca al pilota di svolgere le sue funzioni.

Il corso introduce alle manovre di volo e si propone di fornire le cognizioni per poter comunicare via radio con gli enti di controllo e l'addestramento per condurre l'aereo alla superficie in una condizione di sostanziale sicurezza.

Qui sotto è riportato il programma, che comprende un corso teorico e circa 12 ore di volo, sempre con un istruttore a fianco.

L'interessato si iscrive al Club come allievo-pilota  e segue una parte del corso di pilotaggio in doppio-comando.

Per avere informazioni più dettagliate puoi chiedere un appuntamento con un istruttore.

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La testimonianza di Erika

 

Devo confessare che il volo mi ha sempre un po' inquietato, anche se ho volato molto con aerei di linea parecchie volte su piccoli aerei, con mio marito, pilota di idrovolante.

Mi sono quindi chiesta perché dovessi provare quel  senso di disagio e una delle risposte che mi sono data è la completa mancanza di controllo sulla situazione in cui mi trovavo.

Quando ho saputo da mio marito che l'Aero Club aveva inventato questo corso particolare si è accesa una lampadina: «Vuoi dire che se magari un po' imparo a governare quella macchina il disagio passa o che addirittura il volo potrebbe anche incominciare a piacermi?»

«Non costa niente provare», mi sono detta. Ed eccomi qualche giorno dopo seduta su un Cessna, con a fianco un istruttore gentilissimo che mi spiegava questo e quello strumento, come muovere i comandi, i termini che riguardano l'aereo e il volo. Un mondo nuovo e affascinante, anche se alieno per me.

Una lezione dopo l'altra, una progressiva confidenza con le manovre, il vedere che bene o male l'aereo andava su o giù, a destra o a sinistra come risposta alle mie azioni sui comandi, finché ha incominciato a farsi strada nella mia testa un'idea che avrei giudicato assolutamente incredibile un paio di settimane prima: Erika pilota. O magari non proprio pilota, ma comunque capace di prendere in mano i comandi e far fare all'aereo quasi quello che si immagina che debba fare.

 

Erika con il marito Enzo e la figlia in una gita
in idrovolante sul lago.

Vedermi ai comandi mi faceva pensare alle celebri aviatrici degli anni Trenta, la fascinosa Amelia in testa, immagini di donne con il caschetto di pilota che si vedono sui libri di storia dell'aviazione.

 

Immagini belle, ma che non mi distraevano più di tanto dal mio obiettivo immediato: imparare a portare un aereo a terra con il minimo di danni in caso di bisogno. Poi penseremo all'Atlantico in solitario, come ha fatto Amelia, o di completare il suo misterioso viaggio nel Pacifico. Scherzo, ovviamente.

Inutile dire che questo esperienza mi ha dato tutta un'altra visione del volo, un'altra consapevolezza, un'altra sicurezza rispetto alla mia precedente vita di passeggera, in completa balìa di forze oscure e sconosciute.

E, anche tralasciando il piacere che questo ha fatto a mio marito, è proprio una bella sensazione.

 
 
     
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