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Cesare Baj

Nell'Egeo a girare un film

 

Viaggio a Samos con il Cessna 206


Questa è un'altra di quelle belle avventure che dovrebbero capitare più spesso. Verso metà marzo del 2010 chiama Mike, un californiano che fa l'interessante mestiere di procacciatore di aerei di ogni tipo, soprattutto d'epoca, alle case di produzione cinematografiche ("If it flies, we can find it" è il motto della casa). Chi voglia vedere i magnifici warbirds che ha "in catalogo" può visitare il sito http://www.airpower-aviation.com/index.php?mod=aircraft.
Gli hanno chiesto un idrovolante per un film girato nell'Egeo ed è inutile dire che questo idrovolante, dopo varie ricerche in un paio di continenti, lo ha trovato a Como. È il nostro Cessna 206, che deve essere ripreso in volo, da un elicottero, e scendere in mare per alcune scene. Sul film non possiamo dire quasi nulla, essendo le informazioni coperte da segreto.

È sempre emozionante trovarsi su un elemento di grande importanza geografica.
Nelle immagini,lo sbocco occidentale e orientale del canale di Corinto.

L'operazione richiede la presenza dell'idrovolante per parecchi giorni. Così il viaggio di andata lo fanno Ruberto e Colombo, mentre l'aereo e il set del film saranno raggiunti con la linea da Baj, Frigerio e Mastrorilli, accompagnati dal capomeccanico Pecora, presente nel teatro delle operazioni con un'officina portatile e un magazzinetto di ricambi.

Una delle mille isole dell'Egeo.

 Il viaggio di andata avviene nel cattivo tempo, ma si svolge quasi per intero sul mare, così che ceiling anche molto bassi non impediscono all'aereo di raggiungere le mete man mano previste. Soste a Brindisi e Corfù.

A sinistra, in volo su Samos. A destra in alto, Karlovassi, sulla costa nord. In basso, un tratto di costa.

 

 Il set si trova a Samos, un'isola all'estremo est dell'Egeo, a un solo miglio dalle coste della Turchia, un paese con il quale la Grecia intrattiene rapporti tutt'altro che amichevoli e dalle cui coste arrivano clandestini diretti al cuore dell' Europa. Samos vede dunque un'intensa presenza di militari e una nutrita rappresentanza della Guardia Costiera. Ciò fa sì che il livello di controllo delle attività aeree sia notevole e che l'aeroporto sia teatro di un via vai di velivoli di ogni tipo, dagli elicotteri Super Puma che pattugliano le coste agli Hercules che trasportano truppe. Il fatto che un film venga girato nell'isola fa ovviamente piacere ai poteri locali, in quanto fattore di promozione della location a livello internazionale, cosa che ci assicura una discreta libertà di azione.

Una scena ripresa in aeroporto. L'entità della troupe, pur in una ripresa di importanza secondaria,
dà un'idea dell'importanza della produzione.

 Ci fa comunque impressione e ci rammarica che sia in essere da decenni uno stato diconflitto tra due paesi della NATO, uno dei quali - la Turchia - baluardo dell'Occidente prima nei confronti del blocco sovietico e oggi del Medio Oriente. Ma così è.

 

A sinistra, il presidente Baj con Mike Patlin, il committente californiano.
A destra, Andrea Mastrorilli e Danilo Pecora in elicottero, in volo tra il set e l'aeroporto.
Tramonto sull'Egeo.

 Una produzione cinematografica è un affare di elevata complessità e denso di imprevisti. Per quanto attiene alle operazioni aeree un elemento non programmabile è la meteo. Nelle tre settimane precedenti al viaggio avevo monitorato quotidianamente il tempo a Samos, anche grazie a una webcam posta sulle sue coste settentrionali, e immancabilmente appariva un'immagine di un mare calmissimo, con venti dai 2 ai 6 nodi, una situazione idilliaca. Capita che il giorno del nostro arrivo si alzi su tutto l'Egeo un bel vento di 20-30 nodi, destinato a permanere per giorni, peraltro una condizione del tutto normale per quel mare. Un vento così genera onde di circa un metro che rendono impossibili le operazioni dell'idrovolante in acqua, almeno nelle aree marine sopravvento.

Dunque facciamo senza troppi problemi le riprese in volo, affiancati dall'elicottero, uno Hughes 500, su cui è montata la macchina da presa, per la cronaca una Arriflex 35 mm, ma per realizzare le scene dell'ammaraggio e con l'aereo in acqua dobbiamo ricorrere a tutta la bravura, la fantasia e la versatilità della troupe, dell'elicotterista e di noi piloti dell'idrovolante.

Per il resto le operazioni vanno dalla calma piatta dei tempi morti a una frenetica attività che vede i componenti della spedizione muoversi avanti e indietro in macchina tra la location, posta a nord dell'isola, e l'aeroporto, a sud, i voli, le levatacce alle 5 del mattino, molti pasti saltati e interminabili riunioni con la produzione, oltre che un buon esercizio dell'arguzia per trovare soluzioni alle situazioni impreviste che man mano si presentano. Tutti i presenti sono impegnati nelle più svariate attività, nella logistica, nelle comunicazioni radio, nell'assistenza tecnica, nella preparazione delle missioniLa presenza del nostro meccanico Danilo permette non solo di sistemare alcune cosette del nostro Cessna e di tenerlo sempre al massimo dell'efficienza, ma anche di fare un'importante intervento sull'elicottero, senza il quale l'operazione non si sarebbe potuta svolgere. Proprio vero che bisogna sempre operare al massimo livello di qualità, per poter affrontare ogni evenienza.

Malgrado lo stato del mare sfavorevole e la conseguente necessità di ricorrere a speciali artifizi, l'operazione infine si conclude con soddisfazione di tutti, cosa che dà un ineffabile senso di pace e benessere interiore.

L'assetto dell'aereo rispetto alla pista rivela gli espedienti adottati
per contrastare il forte vento al traverso.

L'aeroporto si trova in una piana costiera a sud, soggetto a forti turbolenze in presenza di vento dai quadranti settentrionali, come è il caso durante la nostra permanenza. Gli avvicinamenti alla pista richiedono dunque le tipiche tecniche previste in caso di forte vento al traverso: scivolate, adozione di angoli di prua per correggere la deriva, uso limitato dei flap, velocità maggiorate, potenza inserita fino al contatto e nessuna fretta di toccare quando l'aereo delfina a mezz'aria sulla pista, sollecitato dai rotori. Più semplice il decollo, in quelle condizioni, ma con la voglia di arrivare prestissimo alla velocità e a una quota alla quale anche un po' di windshear non possa avere effetti indesiderati. Il Cessna 206 si comporta bene in quelle condizioni, malgrado il baricentro alto e una certa inerzia nelle manovre dovuta alla presenza dei galleggianti, e in nessuna delle operazioni si incontreranno soverchie difficoltà. 

Il centro di Samos. A destra, un momento di relax su una spiaggia.

Durante la permanenza, nei tempi morti, abbiamo la possibilità di visitare la bella isola di Samos, con la sua cittadina principale, in fondo a una profonda insenatura, vari villaggi costieri, lunghe spiagge e il selvaggio interno montuoso. Sparse qua e là, in particolare sui cucuzzoli, chiesette e santuari tipici del cristianesimo ortodosso, in cui dominano il colore bianco e le rifiniture azzurre, con i tipici tetti a cupola. Sempre imponenti e lievemente inquietanti le montagne della vicinissima Turchia.

Gita sociale sui monti di Samos. A sinistra, Frigerio simula l'avvicinamento all'aeroporto di Samos,
che si vede sullo sfondo. A destra, l'equipaggio del ritorno (Baj,Mastrorilli, Frigerio).

Bene l'aspetto gastronomico, con cenette in taverne greche e assaggio di molti piatti tipici di carne e di pesce, sempre accompagnati da ottime verdure. Eccellenti le crocchette di riso avvolte in foglie di vite.

Bel panorama durante un'escursione nell'interno di Samos. Sotto, il Cessna 206 in azione.

 Interessante l'ambiente del cinema, con persone di varie nazionalità, con le quali si parla inglese, francese e anche italiano. Piacevole aver conosciuto il nostro committente, Mike Patlin, con cui abbiamo parlato per giorni di aerei, aviazione, avventure nostre e sue. Tra l'altro, è l'importatore del SIAI 260 negli USA.
Il ritorno avviene nel bel tempo, con una prima lunga tratta di 430 miglia nautiche da Samos a Corfù, seguita da una di 320 miglia fino a Pescara, con sosta per la notte, e infine da una terza tratta di 300 miglia circa per arrivare a Como. Affascinante l'attraversamento dell'Egeo, con bellissime viste sulle decine di isole sorvolate. Complicata la circumnavigazione di Atene volando in VFR, con il fiato sul collo dei controllori che ogni 5 minuti chiedono posizione e quota e stimato del punto di riporto VFR successivo. Le nostre timide richieste di tagliare lievemente la rotta, finalizzate a risparmiare carburante, richiedono quasi una diplomatic clearance prima di essere accettate.
Da segnalare le bassissime tasse aeroportuali in Grecia e, al contrario, l'arrembaggio dei pirati delle società di gestione aeroportuale italiane. A fronte dei pochi euro pagati negli aeroporti greci, per la sosta a Pescara riceviamo un conto di 101 euro, di cui 15 per la telefonata per chiamarci il taxi e 15 per la telefonata all'ARO per il piano di volo. La cosa rasenta la soglia della truffa, ma evidentemente a ENAC va bene così.

Pescara ci ricorda l'Isola delle Sirene, che di tutto fecero per indurre Ulisse alla sosta, senza riuscirci, dato che l'eroe si era fatto legare all'albero della nave. Nel nostro caso le sirene sono rappresentate dalle impiegate della società di gestione dell'aeroporto, di straordinaria bellezza, che per non andare a trovare dovremmo effettivamente farci legare nella stiva dell'aereo, ma… guai a chi si ferma.

I piloti impegnati nella navigazione, durante il viaggio di ritorno.

All'andata con la linea abbiamo schivato di qualche giorno le polveri del vulcano islandese e il blocco totale dei voli, mentre al ritorno abbiamo schivato i moti popolari conseguenti alla gravissima crisi delle finanze greche. Un viaggio fortunato, utile per il Club, intenso per le operazioni svolte, piacevole per le persone conosciute, che ha diffuso ulteriormente il nome del nostro Club e della nostra città nel mondo. Un'altra bella avventura in idrovolante.

     
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