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Cesare Baj
Henri Fabre, cent'anni di aviazione sull'acqua

 

Le celebrazioni a Marsiglia e Martigues il 27-28 marzo 2010.

Presenti due idrovolanti dell'Aero Club Como.

Nei giorni 27 e 28 marzo 2010 si sono svolte a Marsiglia e a Martigues le celebrazioni del centenario del primo volo di un idrovolante nella storia dell'umanità, avvenuto il 28 marzo 1910 sullo stagno di Berre.
Protagonista di quella storica impresa l'ingegnere francese Henri Fabre (1882-1984).
Rampollo di una famiglia di armatori, Fabre vede con i suoi occhi l'aviazione compiere i suoi primissimi passi e intuisce la possibilità di far decollare una macchina volante da una superficie d'acqua, riuscendo infine a costruirne una e a farla volare.

Impresa non facile, in considerazione della forte resistenza opposta dall'acqua a un corpo che in essa si muove, ma che ha come prospettiva e premio l'offrire alla fantastica invenzione del secolo, l'aeroplano, un'infinità di superfici di involo, disponibili subito e senza alcuna necessità di aménagement.
All'impresa si sono già applicati in molti, di certo non sprovveduti, senza che nessuno abbia avuto successo; basti ricordare i tentativi di Kress, Froude, Charles de Lambert (il cui nome completo è Charles Alexandre Maurice Joseph Marie Jules Stanislas Jacques comte de Lambert, a significare che l'aviazione esercita all'epoca un'irresistibile attrazione su persone di ogni classe sociale), Archdeacon, Voisin, Blériot e in America Curtiss e i fratelli Wright.
Allarghiamo ora lo sguardo al contesto in cui Fabre realizza il suo progetto. Siamo all'inizio del Novecento, un momento di grazia per l'umanità, in cui tutto sembra possibile. La scienza ha fatto passi da gigante e le conquiste della tecnica - l'elettricità, la meccanica, le comunicazioni, la meccanizzazione delle produzioni  - fanno presagire un'epoca d'oro in cui l'intero genere umano sarà finalmente affrancato dal bisogno.

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Un'epoca d'oro, in cui ogni sogno diventa realtà

Dalla prefazione di Henri Fabre al suo libro "J'ai vu naître l'aviation"

Da giovanissimo pensavo che darsi delle ali sarebbe stata la più bella scoperta che l'uomo avrebbe potuto fare. Poi ho avuto l'impressione che, al punto in cui si trovava la scienza, probabilmente avrei visto l'epoca in cui ciò sarebbe diventato possibile.

Il planophore di Penaud,un gioco
che ispirò Fabre bambino.
Infine mi sono detto che ero in possesso di alcuni elementi di riuscita se mi fossi applicato a questo problema e che, di conseguenza, avrei dovuto farlo.
Fu una lunga e immensa gioia frugare nelle conoscenze umane alla ricerca di ciò che avrebbe potuto essere utile, osservare la natura per quel che ci poteva insegnare e cercare, prima con mezzi modesti, poi più consistenti, di realizzare il mio sogno.
Altri mi hanno preceduto e hanno trovato una soluzione completa, ma questo non ha diminuito il mio impegno e la piccola parte di successo che ho ottenuto mi ha perfettamente ripagato.

                                                                                                                                 Henri Fabre

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Tutto è veloce, anzi velocissimo. I cavi sottomarini hanno avvicinato i continenti, rendendo ogni comunicazione istantanea; i primi vagiti della radio promettono una diffusione di segnali in ogni direzione e a ogni distanza; in ogni campo e con ogni mezzo, dalla nave all'automobile, si ricerca spasmodicamente di raggiungere velocità sempre più elevate. Una tendenza che diventa un modo di essere e di vivere e che avrà influssi su ogni aspetto dell'esperienza umana, inclusa l'arte e la letteratura.
L'antico e più ambizioso sogno dell'uomo - il volo - si è già realizzato e sta compiendo passi da gigante. Blériot ha appena attraversato la Manica e ogni settimana sono battuti record di distanza e di altezza.

 

Prove effettuate da Fabre negli anni precedenti il primo volo. A sinistra, di un'elica. Al centro,
dei galleggianti. A destra, prova di un complesso di tre motori, che si riveleranno troppo pesanti.
 

 

Un galleggiante progettato
e costruito da Fabre

In questa frizzante atmosfera Fabre pazientemente progetta ed esegue prove ed esperimenti, con l'essenziale aiuto del meccanico Mario Burdin e dell'architetto navale Léon Sebille. Per i galleggianti si serve dell'esperienza del'ingegnere Bonnemaison e per il motore di quella dei fratelli Louis e Laurent Seguin, costruttori del motore radiale rotante Gnôme, a 7 cilindri, capace di erogare 50 cavalli.
In quattro anni di lavoro mette assieme le tessere di un complesso mosaico che contempla una struttura in grado sia di galleggiare sull'acqua sia di volare, in possesso delle necessarie doti di stabilità e manovrabilità per muoversi in quei due diversissimi ambienti, e un propulsore capace di spingere quella struttura prima nell'acqua poi nell'aria.

Il motore Gnôme dei fratelli Séguin.

Facile a dirsi, meno nella pratica. Gli esperimenti di Voisin con idroalianti trainati da un canot automobile a vapore hanno mostrato quanto sia difficile fare avanzare un oggetto nell'acqua all'aumentare della velocità e assicurarne la stabilità sia sull'acqua che in aria. I motori sono pesanti ed è difficile ottenere le necessarie potenze rimanendo entro pesi accettabili. 

L'esito delle ricerche e il grande impegno profuso producono infine un hydro-aéroplane - per usare la terminologia al momento in uso - del tutto particolare: un'esile struttura che poggia su tre galleggianti, spinta dal favoloso motore Gnôme, del peso di poco più di 60 kg, dunque con un rapporto peso/potenza eccezionale.
I piani di controllo dell'assetto sono in posizione anteriore e sono comandati direttamente dal pilota con una barra. Il motore invece è dietro, con elica spingente. Una configurazione generale che offre parecchi vantaggi in termini di prestazioni.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sull'idrovolante di Fabre.

 

Il Canard in volo. Si noti la barra di comando e il timoncino per il controllo in flottaggio.
A destra, particolare del motore. Appeso, il serbatoio della benzina; vicino al motore, quello dell'olio.

Perché mai Fabre dà il nome di canard, "anitra", alla sua invenzione? Lasciamoglielo spiegare: «… i nostri maestri, gli uccelli, e particolarmente le anitre che, ammarando sullo stagno di Berre, le zampe palmate ben distanziate, prefiguravano i primi galleggianti».

Fabre non sa volare, anzi non è mai salito su un aereo, ma vuole lui stesso collaudare la sua invenzione.
Pare - ma non è confermato - che il 27 marzo, nel corso di una prova, si distacchi per un attimo dalla superficie dello stagno di Berre, a ovest di Marsiglia. Il giorno successivo fa giungere a La Mède il cancelliere Honoré Raphel e due gendarmi ed effettua due voli, avvenimento che viene così ufficialmente certificato da un pubblico funzionario e da testimoni. Questa precauzione risulterà preziosa quando il risultato ottenuto da Fabre in quel giorno di marzo verrà messo in dubbio negli Stati Uniti, ove cercheranno di avvalorare l'ipotesi di un primato di Glenn Curtiss. L'atto ufficiale accuratamente redatto dimostrerà inequivocabilmente la verità dei fatti e il primato di Fabre, che infine verrà universalmente riconosciuto.

 

Partenza di Fabre per il suo primo volo, il 28 marzo 1910. A destra, appena dopo il primo ammaraggio.

     

Il 28 marzo, con un primo volo di 457 m, scocca dunque l'istante iniziale della favolosa epopea del volo idro. Nella giornata Fabre fa altri tre voli. Il giorno successivo Fabre compie un volo da La Mède a Martigues, il primo volo della storia con un idrovolante tra due città.

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Fabre racconta il suo primo decollo

Il primo decollo del Canard di Fabre,
in un acquerello di Paul Lengellé.
«La mano sulla manetta, lasciai che l'aereo prendesse velocità:  uno dei galleggianti posteriori si sollevò, rallentai e una regolazione del punto morto del gauchissement mi permise di modificare l'incidenza relativa delle due ali. Accelerai di nuovo: questa volta i due galleggianti posteriori si sollevarono nello stesso tempo, con l'apparecchio che poggiava sul solo galleggiante anteriore, che infine lasciò l'acqua. Ero in aria, scivolando e ronzando qualche metro sopra una superficie perfettamente a specchio, in un'atmosfera sonnolenta.

                                                              Henri Fabre

NOTA TECNICA
Il gauchissement è la torsione delle ali, già adottata dai fratelli Wright come metodo di controllo delle rotazioni dell'aereo intorno all'asse longitudinale. Tale torsione è effettuata, nel Canard di Fabre, grazie ad appositi cavi che collegano l'estremità posteriore delle ali a una pedaliera. In pratica la pressione su uno o l'altro pedale consente di controllare i movimenti di rollio dell'aereo, di inclinarlo verso destra o verso sinistra, di tenere le ali livellate. La "regolazione del punto morto" descritta da Fabre corrisponde modernamente a una "trimmatura d'alettone". In pratica Fabre, al momento del distacco, si accorge che l'aereo è soggetto a un indesiderato momento di rollio; dunque posa di nuovo l'aereo sui tre galleggianti, regola l'incidenza delle ali in modo che il momento di rollio risulti neutralizzato e procede al definitivo decollo, con l'aereo che mantiene le ali livellate. Niente male per un pilota al suo primo volo, su una macchina che nessuno ha collaudato.

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Jean Bécu a Monaco, nel 1911, sull'idrovolante
di Fabre.

L'aereo in seguito si danneggia dopo una cabrata troppo accentuata, che determina uno stallo e un impatto con la superficie in un assetto inusuale. L'evento evidenzia una caratteristica peculiare dell'idrovolante, che ne fa la macchina volante più sicura: è relativamente facile danneggiarlo, ma è raro che le persone a bordo debbano soffrire conseguenze. Ciò, in generale, grazie alla costruzione particolarmente solida e alla presenza di strutture in grado di assorbire gli urti, assenti sugli aerei "terrestri", ma anche grazie alle caratteristiche fisiche dell'acqua, se l'impatto avviene su una superficie di questo tipo.

Il Canard ricomparirà nel 1911 a Monaco, durante una gara di canots automobiles, pilotato da Jean Bécue.

 

Clicca qui per vedere immagini dell'idrovolante di Fabre a Monaco.

 

A sinistra, l'idrovolante di Voisin, dotato di galleggianti Fabre. A destra, l'idrovolante a scafo di Curtiss.
 

L'esperimento ispira subito sia i fratelli Voisin, che costruiranno una loro macchina dotandola di galleggianti, costruiti dallo stesso Fabre, sia l'americano Curtiss, che realizzerà presto riuscitissimi idrovolanti a scafo. Curtiss incontra Fabre alla terza Exposition de la Locomotion Aérienne di Parigi, nell'ottobre del 1910, ove sono esposti due esemplari dei suoi Canard.

Idrovolanti di Fabre esposti a Parigi.

Che cosa è venuto dopo quel primo volo? Risposta: una lunga e articolatissima storia che ha visto come protagonisti costruttori, piloti, imprenditori, vaste organizzazioni, intere nazioni. La storia del volo sull'acqua fa registrare i primi trasporti commerciali di posta e persone, imprese avventurose che hanno fatto storia, le grandi traversate oceaniche, lo sviluppo di grandi compagnie di trasporto aereo, la corsa ai record, importanti impieghi bellici.
La storia del volo con idrovolanti è stata scolpita da personaggi immortali, come il capitano Read , Lindbergh, Mermoz, Saint Éxupery, De Pinedo, Balbo, Agello, Amundsen, per citarne solo alcuni, ma anche da un'infinità di persone meno note, ma non meno capaci, che hanno affrontato l'ignoto per fare progredire la tecnica e l'arte del volo, per trasportare persone e cose attraverso mari e lungo fiume e coste, quasi sempre in zone brade e prive di infrastrutture.
Dopo alti e bassi e soprattutto dopo essere scomparso nella maggior parte dei Paesi europei nei decenni del dopoguerra, con la curiosa eccezione di Como e pochi altri idroscali in Nordeuropa, il volo idro è oggi in una fase di rilancio. Sempre più persone stanno comprendendo che l'idrovolante è una macchina versatilissima, che può operare in un'infinità di luoghi e in particolare nei luoghi più belli e interessanti del mondo (nei quali o presso i quali c'è immancabilmente acqua), che non necessita di infrastrutture e che ha un impatto ambientale pressoché nullo. La natura,  anche la più selvaggia, e la semplice acqua sono le uniche infrastrutture che servono all'aviazione idro, acqua che oltretutto, dopo l'impiego, viene lasciata nell'esatto stato in cui è stata trovata. Un sogno per ogni pianificatore di territori e per ogni amante dell'ambiente.
L'idrovolante ha un fascino tutto speciale per la bellezza costruttiva e per essere legato a imprese umane di altissima complessità, come i record ottenuti nelle competizioni per la Coppa Schneider o diventando lo strumento essenziale per la scoperta e colonizzazione umana di territori inospitali, come il Grande Nord del Canada o l'Alaska, teatro delle avventure dei rudi bush pilots. Gli idrovolanti li troviamo anche lungo i fiumi che serpeggiano nelle foreste pluviali tropicali, dall'Amazzonia al Congo, alla Nuova Guinea, così come in isole e arcipelaghi remoti, tanto da diventare protagonisti di affascinanti serial di avventura a fumetti o televisivi, come Jungle Jim o i Tales of the Gold Monkey, perfetti antesignani del fenomeno "Indiana Jones".

Idrovolante è proprio sinonimo di avventura, come è anche testimoniato dalla sua presenza nei film di James Bond e in innumerevoli pubblicità, in cui si vuole evidenziare un forte, primordiale, istintivo rapporto uomo-macchina-natura, che prescinde dalle convenzioni del mondo civilizzato, dalle regolamentazioni di qualunque tipo e perfino, in una certa misura, dai limiti di carattere tecnico. Il pilota di Catalina in missione SAR che carica a bordo un numero spropositato di naufraghi, votati a una morte certa, superando abnormemente i limiti di carico ammissibili, il bush pilot che con l'idrovolante in avaria in un lago remoto del Canada riesce a ripartire solo dopo avere ricavato una nuova elica, intagliandola egli stesso con accetta e coltello da un tronco d'albero, sfidano nel modo più spregiudicato i limiti della tecnica, in contesti in cui il termine "regolamentazioni" non ha neppure un senso. Eppure compiono imprese eroiche salvando vite umane e scrivendo indimenticabili pagine di storia. Questa è forse l'immagine più bella dell'idrovolante nell'immaginario collettivo, per molti - come per lo scrivente - ancora più affascinante dell'immagine dello stesso idrovolante quale strumento di raffinati trasporti in mitici ambienti di estremo lusso, che pure rappresentano un altro classico uso di queste macchine.

Conferenza nella hall 3 dell'aeroporto di Marsiglia Marignane.
Al microfono, Hubert Fabre. Si noti la replica del Canard.

Questo telegrafico excursus solo per dare l'idea di come Henri Fabre abbia influito sul futuro dell'aviazione e della società.

Tornando al nostro evento, il centesimo compleanno del volo idro capita dunque in un momento di speranza di sviluppo di questa particolare tecnologia, malgrado il mondo stia vivendo, in generale, un momento economico-sociale alquanto difficile.
Francamente non sono state molte le iniziative per ricordare l'impresa di Fabre e anzi dallo stato francese, di solito molto orgoglioso delle imprese dei suoi figli e combattivo nel difenderne i primati, ci si sarebbe aspettati di più. Va però detto che l'evento commemorativo organizzato a Marsiglia dal comitato formato da membri della famiglia Fabre, insieme con eminenti personaggi del mondo dell'aviazione,  è stato molto bello e intenso, ai massimi livelli possibili per un'organizzazione privata.
All'aeroporto di Marignane, sotto una perfetta replica del Canard di Fabre appesa nell'ampia hall 3 (l'originale è al Musée de l'Air et de l'Éspace a Le Bourget), si è svolta una toccante cerimonia rievocativa, alla quale hanno dato il loro apporto, tra gli altri, figli e nipoti del grande inventore e sperimentatore.
Annunciata, ma non  avvenuta per motivi di salute, la partecipazione di André Turcat, celebre pilota e collaudatore del Concorde (che ottenne a Como, nel marzo 1971, la sua abilitazione al pilotaggio dell'idrovolante - istruttore Pio Roncalli).

Molto si è detto sulla vita e l'opera di Henri Fabre, protagonista negli anni della nascita dell'aviazione, poi spettatore dei fantastici sviluppi che essa ha avuto anche grazie al suo genio, alla sua tenacia, alla sua capacità. Vissuto fino a 102 anni, Fabre si è serenamente spento nel 1984, vivendo  in tutta la pienezza un incredibile stagione della storia dell'umanità, che lo ha visto da bimbo giocare con il planophore di Penaud, da più grande con i motori Anzani da 25 cavalli dei suoi primi esperimenti, il meglio sulla piazza in quel momento,  poi con il suo hydro-aéroplane, ma qualche tempo dopo nella stratosfera a velocità ultrasonica a bordo del Concorde, usato andare a New York, non senza aver visto i getti di gas incandescente uscire dagli ugelli del Saturno al momento del decollo, diretto con il suo equipaggio verso un altro corpo celeste.

Questa celebrazione avrebbe tuttavia lasciato un po' di amaro in bocca se non fosse stata accompagnata dalla presenza di idrovolanti sullo stagno di Berre. Per questo era stata annunciata mesi fa una manifestazione aerea, che poi è stata però annullata, probabilmente per incompatibilità con l'intenso traffico sul vicino aeroporto di Marignane.
La tenacia di alcune persone, e in particolare di Jean-François Monier, di Olivier Ripoche e del Comune di Martigues, hanno tuttavia fatto sì che alcuni idrovolanti potessero posarsi sulle storiche acque su cui si svolse il primo volo del Canard. Non una grande manifestazione, dunque, ma qualcosa che permette di dire che la memoria di Fabre è stata degnamente onorata, ma anche un'occasione per i cittadini di Martigues e La Mède di vedere da vicino un idrovolante, un elemento della storia locale fino a quel momento ignoto ai più.

Da notare che in Francia l'apertura di un'idrosuperficie è una pratica lunga e complessa che richiede il parere di molte autorità. Clicca qui per vedere una carta dell'idrosuperficie di Martigues.

 

L'équipe comasca alle celebrazioni. Da sinistra, Giorgio Porta, Andy Balfre, Paolo Cavenago, Cesare Baj,
Michele Anzani, Marco Angeletti. Nell'immagine i due aerei utilizzati, il Cessna 206 e il Lake 200.

 

Da qui l'invito all'Aero Club Como a portare a Martigues uno o più idrovolanti. Un invito immediatamente accettato con entusiasmo, in considerazione dell'importanza dell'evento. A prenotarsi per la trasferta lo scrivente, presidente del Club, il consigliere Giorgio Porta, il socio Andy Balfre e i tre allievi-piloti Marco Angeletti, Michele Anzani e Paolo Cavenago. Questi ultimi, alla loro prima esperienza di un vero viaggio in aereo, sono ragazzi del terzo anno dell'Istituto Aeronautico di Como, al termine del corso di pilotaggio alla scuola dell'Aero Club, espertissimi sui simulatori di volo, ormai in grado di condurre un aeroplano, già decollati come piloti solisti (ma solo dall'acqua).
Pensiamo che Fabre sarebbe felice di sapere che a festeggiare i cento anni della sua invenzione sono giunti dalla "lontana" Como, in 2 ore e 40 minuti, due idrovolanti condotti quasi per l'intero volo da ragazzi di sedici anni.

Sakhr Naal, con il suo Cessna 185 anfibio.

Due parole ora sulla nostra trasferta. Come purtroppo sovente avviene praticando il VFR, il tempo meteorologico è tanto più brutto quanto più importante è il volo che si deve effettuare. Questo volo è importantissimo e infatti il tempo è bruttissimo. Diciamo che fino all'ultima goccia di capacità organizzativa e di esperienza dei piloti comaschi viene sfruttata per attraversare gli Appennini e far giungere a Marsiglia il Cessna 206 N206BJ e il Lake LA4-200 D-EARS. Una bella rappresentanza, essendo presenti i due fondamentali tipi di idrovolanti, uno con galleggianti e uno a scafo. Il 206, inoltre, assomiglia al Canard perché ha i galleggianti, il Lake perché ha il motore spingente.
A bordo del Lake si trova lo scrivente, accompagnato dai giovani Angeletti e Anzani, che si alternano ai comandi e di fatto governano l'aereo per l'intero viaggio, assistiti blandamente solo nella manovra di atterraggio. A bordo del Cessna 206 c'è Porta, Balfre e il giovane Cavenago. Il capiente aereo, con solo tre persone a bordo, è usato anche come cargo, venendo caricato di molti materiali necessari per la spedizione.

Partecipa all'evento anche l'amico Sakhr Naal, con il suo Cessna 185 CS-DIU, che ha la fortuna di compiere un volo più semplice del nostro, dovendo partre da Cannes, ove ha la sua base, e potendo quindi raggiungere Marsiglia senza dover attraversare catene montuose.

Infine giunge sulle storiche acque anche Christian Andron, con un 'ultraleggero Transat Aerolac, esponente della vasta ed evoluta aviazione ultraleggera francese, che in realtà è quella che più fedelmente rappresenta l'“ultraleggero” ante litteram di Fabre.

 

Arrivo a Marignane all'imbrunire. Pilota il Lake Michele Anzani.
 

Venerdì 26 marzo giungiamo a Marsiglia, ove atterriamo quasi a sera. Il giorno dopo compiamo vari passaggi su Martigues, senza poter ammarare per il forte Mistral che si è nel frattempo levato.

 

In alto, in volo tra La Mède e Martigue, ove Fabre compì il suo primo volo. Qui sopra, Baj, Anzani
e Angeletti conducono il Lake su Martigues (a destra).

Sabato sera bella serata informale alla mensa del Comune di Martigues, presenti tutti i piloti, i simpatizzanti e gli organizzatori della manifestazione.

 

Dopo l'ammaraggio sull'idrosuperficie, in flottaggio lento verso Martigues.

 

Finalmente domenica 28 marzo, con un vento di 10-15 nodi e la superficie quindi agibile, posiamo i nostri scarponi e scafi sulle acque tra La Mède e Martigues, proprio nell'esatto sito del primo storico volo.

Il Canard di Fabre ormeggiato a Martigues il 28 marzo 1910
e il Lake dell'Aero Club Como ormeggiato nello stesso luogo
il 28 marzo 2010. Parecchi edifici sono riconoscibili.

Indescrivibile la sensazione, con mille pensieri e immagini che scorrono rapidamente nella mente; vedo lo stagno con le barche dei pescatori e la tipica urbanizzazione dei primi del Novecento, fatta di paeselli, campanili e le ciminiere delle ferriere; vedo la fragile macchina di Fabre che corre sulla superficie fino al momento del distacco, "con i galleggianti - per usare le parole del primo aviatore idro - che lasciano sulla superficie una fine traccia, come quella del diamante sul vetro"; vedo noi con le nostre macchine moderne e penso che in realtà rappresentano una tecnologia oggi quasi antica, concettualmente posteriore agli sforzi di Fabre di solo un paio di decenni.
Dopo l'ammaraggio, in una bellissima luce di primavera, flottiamo fino a Martigues, un grazioso abitato tipicamente provenzale, fatto di casette addossate una all'altra, ciascuna con un suo colore.

Martigues, il primo idrovolante che fa ingresso nel canale
dopo quello di Fabre. È il Cessna 206 pilotato da Porta,
Balfre e Cavenago.

È previsto che ormeggiamo gli idrovolanti di fronte alla passeggiata a mare, nell'esatto sito ove fu ormeggiato il Canard dopo il suo primo volo. Proprio lì, sulla riva, nel 1965, fu eretto un monumento, in occasione del 55o del primo volo, e sempre lì al momento del nostro arrivo è tenuta una pubblica conferenza di carattere storico.
In seguito due idrovolanti e l'ultraleggero procedono lungo il canale che unisce lo stagno al Mar Mediterraneo fino a giungere davanti al municipio, ove vengono ormeggiati alla boa. Ci dicono che il nostro Cessna 206 è il primo idrovolante che opera nel canale che unisce lo stagno di Berre a Port-le-Bouc dopo quello di Fabre, che proprio nel canale aveva compiuto varie prove di flottaggio prima dello storico volo.

      ...

 
In flottaggio nel canale di fronte a belle e tipiche case provenzali.
 

 

Qui è esposto il Canard costruita dal comitato "Fabre 2010" (clicca qui per visitare il sito in italiano o in francese), composto da un gruppo di appassionati di aviazione che ha lavorato per due anni al progetto. La capace e intraprendente équipe, basata a Biscarrosse, sede del celebre Musée de l'Hydraviation,  ha realizzato una replica funzionante della macchina, costruita, ci dice il presidente Frédéric Perez, "secondo i criteri che lo stesso Fabre avrebbe adottato, ovvero utilizzando i migliori materiali disponibili, come lui fece a suo tempo". Dunque la replica è tutta in materiali moderni, alluminio e fibra di vetro, mentre il motore è un Rotax da 50 cavalli, la stessa potenza dello Gnôme di Fabre.

L'équipe di FABRE 2010 che ha costruito il Canard moderno.
Da sinistra, Frédéric Perez, Marine Chateaux, Laurent Delmas,
Corinne Doux e Joël Borgel.

La macchina, il 28 marzo 2010, è in stato avanzato di costruzione e si prevede che potrò affrontare i collaudi e i voli entro un mese o due.
Un folto pubblico è presente, chiede informazioni e visita una mostra e un'esposizione filatelica, tutte iniziative che hanno Fabre come protagonista.
L'evento permette l'incontro di decine di persone che a vario titolo compongono l'universo del volo idro francese ed europeo. Tra l'altro, si conferma la volontà dell'autorità francese dell'aviazione civile di aprire un centinaio di idrosuperfici permanenti in ogni angolo del Paese. Speriamo tutti che il progetto presto si realizzi, dando un grande impulso all'aviazione idro nel nostro continente.

L'officina di Fabre, su un canale secondario
di Martigues. Oggi è un ristorante.

Con il presidente del comitato Fabre 2010 concordiamo la presenza della macchina a Como nel mese di ottobre, un'occasione favolosa per "fare notizia" e far ulteriormente parlare di idrovolanti nel nostro paese.

Potrà arricchire gli eventi celebrativi che abbiamo previsto a Como per fine settembre e ottobre.

In uno dei canali secondari di Martigues possiamo ammirare l'edificio dove Fabre aveva la sua officina e dove costruì la sua macchina. Interessante la facciata, con archi e ampie vetrate, un tipo di costruzione che ricorda più importanti monumenti dell'archeologia industriale. Dopo essere stato lasciato da Fabre, è divenuto per tanti anni il "Garage de l'hydravion", ove si riparavano auto, mentre oggi ospita un ristorante.

Prima di lasciare Martigue parliamo con l'assessore alla cultura, che conferma quanto già detto dal vicesindaco la sera prima, ovvero che la presenza degli idrovolanti a Martigues ha stimolato vari progetti per il futuro, tra cui la realizzazione di un'idrosuperficie permanete. Ci fa piacere pensare che presto noi e altri potremo ridare una nuova vita a questo sito storico per l'aviazione mondiale.

 

Le giornate sono state intense e abbiamo conosciuto molte persone interessanti. Una tra queste l'artista Jean-Pierre Condat, che ha eseguito alcune belle opere che ritraggono il Canard di Fabre.

 

Abbiamo anche la bella sorpresa di veder pubblicato il libro di Henri Fabre J'ai vu naître l'aviation, edito da “le cherche midi” (Parigi, 2010), con interessanti prefazioni di André Turcat e del curatore Gérard Maoui.

È affascinante leggere le parole di Fabre che descrive, con la semplicità e l'umiltà che contraddistinguono i più grandi uomini, come ha affrontato i molteplici problemi della costruzione del Canard e come ha infine ottenuto il successo.

Ci fa anche piacere avere stabilito cordiali rapporti di conoscenza e amicizia con la bella e grande famiglia Fabre e ci onora che abbiano apprezzato la nostra presenza.

Clicca qui per leggere una lettera al Club di Hubert Fabre, a nome del Comité Henri Fabre.

Angeletti ai comandi del Lake nel viaggio di ritorno. A destra, in finale a Cannes. 

      

Il nostro viaggio di ritorno avviene nel bel tempo la domenica pomeriggio. Giungiamo a Como in un momento di intensissima attività, con idrovolanti che decollano e ammarano quasi ogni minuto.
Una bella visione, che sarebbe certamente piaciuta a Henri Fabre, di cui tutti noi piloti idro ci sentiamo eredi, sentendo l'impegno di perpetuare l'opera che con tanta tenacia e lungimiranza avviò cent'anni fa.

 

Immagini del viaggio da Martigues a Cannes, nella bella giornata di primavera. In alto a sinistra,
l'aeroporto di Saint Tropez, La Mole. A destra, la bella baia di Agay. Qui sopra, Saint Tropez.
 
 
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Henri Fabre

 

 

 

 Henri Fabre in età matura e in età avanzata.

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Lettera all'Aero Club Como del Comité Henri Fabre


Cesare,

Il appartenait au CHF (Comité Henri Fabre) et à la famille Fabre, de vous remercier chaleureusement pour la participation de votre délégation de Côme qui a crée l'animation durant ces 2 jours de commémoration, sur l'étang de Berre, avec le Canard de Fabre 2010, le Canadair de la Sécurité Civile piloté par Olivier et Jane. Nous espérons tous que l'exemple de Côme, servira un jour de modèle pour le développement de l'Hydraviation en Europe et plus particulièrement sur l'étang de Berre, pour fermer la boucle de l'Histoire.

Je suis sur que notre grand père aurait choisi avec nous, parmi votre superbe sélection de photos, celles montrant ces jeunes que vous formez au pilotage d'hydravion. Ce sont eux qui assisteront, nous l'espérons tous, au nouvel essor de l'Hydraviation en France et en Europe.

Nous remercions infiniment votre club de Côme de montrer la voie à suivre.....

Amicalement
Comité Henri Fabre (Dominique Guérin, Mario Fabre, Hubert Fabre)

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Il Canard

 

*    Posti a bordo: 1
*    Lunghezza: 8.45 m
*    Apertura alare: 14 m

*    Altezza: 3.40 m
*    Superficie alare: 24 m²
*    Peso a vuoto: 450 kg 
*    Motore: 1 Gnôme Omega radiale rotante a 7 cilindri da 50 hp (37 kW)
*    Velocità massima: 80 km/h (50 mph)  

 

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Il Canard di Fabre a Monaco nel 1911


Clicca sulle foto per vederle ingrandite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Opere di Jean-Pierre Condat

 

 

Immagini gentilmente inviateci dall'autore,
che apprezziamo molto per la loro bellezza.

 

Clicca sulle immagini per vederle ingrandite.

 

 

 

 

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Emissioni filateliche

 

 

 

Foglietto commemorativo emesso dalle Poste senegalesi

Clicca per ingrandire.

 

 

 

 

 

 

 

 

   

Francobolli francesi.

  

 

 

 

 

 

 

Busta commemorativa emessa a Parigi nel 1985.

 

 

 

 

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Il Canard secondo Hergé

 

 

Da un album di storia dell'aviazione disegnato dal grande illustratore e fumettista belga.

 

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Programma della manifestazione

 

 

 

Clicca sull'immagine per leggere il programma delle celebrazioni del centenario.

 

     
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